Secondo la teoria della Selezione Naturale Cosmologica, il nostro universo non è nato dal nulla, ma è il risultato di un “rimbalzo” avvenuto all’interno di un altro cosmo. Un’idea che unisce Darwin e la fisica quantistica.

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La domanda che turba chiunque da decenni rimane sempre una: cosa c’era prima del Big Bang? Per la cosmologia standard è una domanda senza senso, come chiedere cosa c’è a nord del Polo Nord. Ma nel 1992, il fisico teorico Lee Smolin ha lanciato un’ipotesi che offre una risposta concreta, anche se discutibile. Secondo la sua teoria della Selezione Naturale Cosmologica, il nostro Universo non è un evento isolato. Sarebbe invece nato all’interno di un buco nero formatosi in un universo precedente. L’idea si basa su un meccanismo fisico ipotetico chiamato “rimbalzo” (quantum bounce).

Al centro di un buco nero, la materia raggiunge densità estreme. Invece di collassare in una singolarità infinita (un punto dove la fisica si rompe), la materia potrebbe “rimbalzare” ed espandersi verso l’esterno, creando una nuova regione di spaziotempo separata da quella “madre”. In pratica, ogni buco nero che osserviamo nella Via Lattea potrebbe nascondere al suo interno un universo giovane in piena espansione. Se leggendo vi sta sembrando un’idea folle, sì, potrebbe esserlo. O forse non del tutto.

L'Universo Matrioska: viviamo dentro un buco nero? La proposta controversa di Lee Smolin
L’espansione dell’Universo in un’illustrazione concettuale. (Shutterstock)

Darwin… tra le stelle?

L’aspetto più innovativo della proposta di Smolin non riguarda solo la nascita degli universi, ma la loro evoluzione. Il fisico applica le regole della biologia darwiniana su scala cosmica. L’ipotesi è che, durante il “rimbalzo”, le costanti fondamentali della fisica (come la massa delle particelle o l’intensità delle forze) vengano ereditate dal nuovo universo con lievi variazioni casuali.

Questo crea una vera e propria selezione naturale. Se la vita segue sempre l’evoluzione Darwiniana e la vita fa parte dell’Universo, che a sua volta sembra comportarsi come “vivo”, la provocazione è: l’evoluzione di Darwin vale anche per esso? La teoria si basa proprio su questo: gli universi con leggi fisiche che impediscono la formazione di stelle (ad esempio, se la gravità è troppo debole) non producono buchi neri, sono rami secchi dell’albero evolutivo.

Non si riproducono, al contrario, gli universi con parametri adatti alla formazione stellare, generano molti buchi neri e, di conseguenza, molti “figli”. Noi quindi ci troveremmo in un universo ricco di stelle e chimica complessa non per un incredibile colpo di fortuna (il problema del fine-tuning), ma perché apparteniamo a una linea genealogica che ha massimizzato la propria capacità riproduttiva.

L'Universo Matrioska: viviamo dentro un buco nero? La proposta controversa di Lee Smolin
Rappresentazione dell’evoluzione dell’universo (© INFN)

I dubbi della comunità scientifica

Nonostante il suo fascino, la teoria di Smolin divide profondamente i fisici. Critici autorevoli, come il Nobel Roger Penrose, hanno sollevato obiezioni teoriche pesanti, definendo l’idea speculativa. Il problema principale è epistemologico: è quasi impossibile verificare cosa accada “oltre” l’orizzonte degli eventi di un buco nero. Smolin difende però la scientificità della sua tesi indicando un test falsificabile preciso: secondo i suoi calcoli, se la teoria è vera, non dovrebbero esistere stelle di neutroni con una massa superiore a un certo limite (circa due volte la massa del Sole).

Le osservazioni non hanno smentito questa previsione, ma la scoperta di una stella di neutroni “troppo pesante” basterebbe a far crollare l’intero castello teorico. Fino a quel momento, la possibilità di vivere all’interno di un buco nero resta una porta aperta. E ci lascia con una domanda inevitabile: se il nostro intero Universo è racchiuso dentro un buco nero, chi c’è là fuori a guardare la galassia che ci ospita?

Per saperne di più:

Smolin, L., The Life of the Cosmos, Oxford University Press.