Le immagini della camera svizzera CaSSIS chiudono il dibattito: il Pianeta Rosso, 3 miliardi di anni fa, era un gemello blu della Terra.
Quando cerchiamo tracce d’acqua su un pianeta, possiamo analizzare i minerali oppure guardare la forma del terreno. Il team di Ignatius Argadestya dell’Università di Berna ha scelto la seconda strada (con successo). Le immagini della camera CaSSIS (un gioiello tecnologico svizzero montato sull’orbiter europeo Trace Gas Orbiter) mostrano delta fluviali nel Coprates Chasma, una delle gole più profonde del Valles Marineris su Marte. Sono identici a quelli del Mississippi o del Nilo: un fiume scarica sabbia e detriti, l’acqua rallenta il flusso e tutto precipita sul fondo. Strato su strato, per milioni di anni.

Le foci funzionano in un solo modo
Il punto non è solo “c’era acqua”, questo lo sapevamo già. Il punto è che questi depositi si formano solo se hai un bacino profondo, stabile e pieno per un tempo geologicamente lungo. Un oceano vero, che circa 3 miliardi di anni fa occupava buona parte dell’emisfero settentrionale di Marte con una superficie paragonabile all’Artico.
Fritz Schlunegger, geologo dell’Università di Berna che ha coordinato lo studio in collaborazione con l’INAF (Osservatorio Astronomico di Padova) lo spiega così: “le strutture che abbiamo identificato sono chiaramente la foce di un fiume che sfociava in un oceano. Conosciamo Marte come un pianeta rosso e secco, morto, ma in passato era blu, simile alla Terra.”
I paesaggi desertici arancioni che vediamo oggi, simili a quelli di Arrakis in Dune, un tempo erano coste colpite dalle onde. La mappa della costa è stata tracciata con precisione al millimetro grazie alle immagini ad alta risoluzione, eliminando i margini di errore delle vecchie ricostruzioni.

Dove cercare i fossili marziani?
Fino a oggi la NASA ha puntato tutto sui crateri come Jezero, dove il rover Perseverance scava cercando tracce di antichi laghi. Ma se Marte aveva un oceano così vasto, le implicazioni biologiche cambiano, e di molto. Un corpo d’acqua profondo protegge dalle radiazioni cosmiche, mantiene temperature stabili, concentra nutrienti trasportati dai fiumi. Se c’è mai stata vita su Marte (no, non alieni grigi, anche solo batteri), le coste di quell’oceano sono il posto giusto dove cercare.
In The Martian, Matt Damon coltivava patate usando ghiaccio marziano sciolto, ma se avesse avuto accesso a quei sedimenti costieri, ricchi di nutrienti depositati 3 miliardi di anni fa, probabilmente avrebbe creato un orto intero. Questo perché i sedimenti intrappolano tutto: molecole organiche, strutture fossilizzate, tracce chimiche.
Basta pensare a come sulla Terra abbiamo ricostruito l’evoluzione della vita studiando gli strati rocciosi costieri. È la stessa logica. Il prossimo passo del team sarà analizzare la composizione chimica di quei suoli per capire che tipo di atmosfera aveva Marte quando l’acqua scorreva ancora. Perché ad oggi, il vero mistero, non è se Marte avesse o meno un oceano… il mistero è dove sia finito.
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