È stato misurato il “rinculo” che il buco nero formato riceve dalle onde gravitazionali asimmetriche emesse durante la fusione.
Le fusioni di buchi neri sono tra gli eventi più violenti dell’universo. Per la prima volta è stato misurato il “rinculo” che il buco nero appena formato riceve dalle onde gravitazionali asimmetriche emesse durante la fusione. Gli scienziati hanno scoperto che sarebbero abbastanza intense da “spingere” il nuovo buco nero supermassiccio a una velocità di migliaia di chilometri al secondo. Le onde gravitazionali, il fenomeno alla base di questo picco di energia incredibilmente potente, sono state teorizzate fin da quando Einstein ne concepì per la prima volta l’idea nella sua teoria della relatività generale nel 1916.
Il ruolo delle onde gravitazionali
Siamo stati finalmente in grado di rilevare ufficialmente le onde gravitazionali solo nel 2015, quando il Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO) ha confermato la loro provenienza da una fusione di buchi neri. Da allora, sono stati rilevati più di 300 segnali di onde gravitazionali da fusioni di buchi neri, contribuendo alla nostra comprensione di questi eventi catastrofici. Tuttavia, in alcuni casi le onde gravitazionali create da una fusione non sarebbero le stesse in tutte le direzioni. Pertanto, la differenza di energia da una parte o dall’altra sarebbe sufficiente a spingere il buco nero combinato appena formato verso la direzione con minore energia rilasciata.
I dettagli del nuovo studio
Gli scienziati hanno esaminato i dati raccolti sia da LIGO sia da un osservatorio per onde gravitazionali, il Virgo, durante la fusione di due buchi neri supermassicci avvenuta nel 2019. I due buchi neri avevano masse molto diverse. Uno aveva una massa pari a circa otto volte quella del nostro Sole, mentre l’altro era circa quattro volte più pesante. Era la prima volta che veniva osservata la fusione di due buchi neri con masse così diverse. Secondo i loro calcoli, la “spinta” ricevuta dal buco nero congiunto appena formatosi è stata sufficiente a spingerlo a 50 chilometri al secondo. Ancora più impressionante, sono stati in grado di individuare la direzione in cui si stava muovendo. Hanno capito che era destinato a lasciare l’ammasso globulare in cui si era verificato.
Per saperne di più:
- Leggi il comunicato dell’IGFAE dell’Università di Santiago.
