Chi era Neil Armstrong? Un breve racconto sull’esploratore più famoso di tutti i tempi.

«Questo è un piccolo passo per [un] uomo, un gigantesco balzo per l’umanità.»

Neil Alden Armstrong

Se chiediamo a qualcuno, in giro per strada, chi ha detto questa frase? Al 90% (o forse di più) risponderebbe “Armstrong!”, magari senza neanche sapere con precisione il dove e come sia stata concepita.

Al tempo, questa frase fu sentita in diretta tv da milioni di persone in tutto il mondo, fu l’evento piú importante del ventesimo secolo e, forse, si puó anche dire della storia moderna.

La passione nel DNA

Neil, a due anni di età vede un aereo volare, e questa emozione non lo abbandonerà più, con 5 anni suo padre riesce a fargli fare un breve volo a bordo di un piccolo aereo civile, e a 16 anni ha già il brevetto di pilota.

A 21 anni è pilota di marina e combatte in Corea, dove dimostra capacità di pilotaggio superiori alla media.

Armstrong, dopo oltre 80 missioni in combattimento, in cui rischiò la vita varie volte, lascia la marina per diplomarsi con una laurea in scienze, e successivamente entra a far parte della High speed flight station (Stazione di volo ad alta velocità) gestita dalla NACA, che in futuro si chiamerà NASA.

Armstrong, agli esordi come collaudatore presso la NACA nel 1956, la futura NASA.

Qui comincia a fare il copilota nei bombardieri B-29 Superfortress, che servivano per portare in alta quota i prototipi di aeroplani supersonici, tipo lo Skyrocket e il futuro X-15.

Boeing B-29 Superfortress
Credit: Boeing

Un passo avanti nella carriera.

Dopo un incidente con il B-29, che riesce a far atterrare con uno solo dei quattro motori in funzione, Neil Armstrong dimostra sangue freddo e capacità di pilotaggio fuori dal comune, e diventa collaudatore di quegli aeroplani supersonici che prima trasportava.

Vola 7 volte con il prototipo X-15, un aereo a razzo che lo porta a quote di oltre 70 km, situazioni in cui le condizioni aerodinamiche diventano nulle, per questo ai piloti X-15 viene assegnato il brevetto di astronauta.

Armstrong e l’aereo razzo X-15
Credit: NASA

Durante un volo sbaglia l’angolo di discesa, rimbalzando pericolosamente sugli strati inferiori dell’atmosfera e riprendendo quota, passa a Mach 3 (3200 km/h) e a 30 km di quota sul punto in cui avrebbe dovuto atterrare. Con grande perizia Neil Armstrong riesce a domare l’aereo (che aveva pochissima portanza aerodinamica) e a portarlo a terra dopo una lunga discesa, atterrando a 64 km dalla base.

Queste situazioni, questi incidenti, potrebbero significare incuria o scarsa capacità del pilota?

No anzi, è proprio il contrario, in quei tempi i velivoli destinati ad altissime prestazioni erano progettati a mano, non cerano computer o test virtuali che potessero predire le condizioni in cui avrebbero volato, ci si affidava a piloti collaudatori, espressamente addestrati a far fronte alle situazioni più pericolose, un passaggio obbligatorio per lo sviluppo e la ricerca dell’ingegneria aerospaziale.

La stoffa giusta

Non è esagerato dire che questi piloti avevano una soglia del pericolo molto più in la di una persona normale, anche perché, appena con il buon senso, nessuno avrebbe mai sviluppato la tecnologia aerospaziale.

Neil Armstrong divenne quasi una leggenda vivente tra i suoi colleghi, tranquillo, riservato, con una enorme capacità di analisi di tutte le variabili interconnesse al suo ruolo, sapeva passare ai progettisti quelle che erano le sue sensazioni in volo, che diventavano velocemente realtà strutturali per i prototipi successivi.

I primi record

Con l’X-15 Armstrong arriva alla velocità di 6615 Km/h (Mach 5.74), nella sua carriera pilota più di 200 tipi di arei civili e militari. Pochissimi suoi colleghi possono vantare numeri simili.

Nel 1962 entra nel gruppo dei “nuovi nove”, gli astronauti chiamati a rinforzare il gruppo iniziale del progetto Mercury, comincia l’era del progetto Gemini.

In alto a sinistra, Armstrong nel giorno della presentazione dei nuovi nove astronauti.
Credit: NASA

Dopo aver superato i test per astronauti Armstrong viene assegnato a Gemini 8, con il ruolo di comandante, insieme a Dave Scott. La missione è la più ambiziosa del programma, perché prevede il rendezvous in orbita con Agena, un veicolo senza equipaggio con cui dovevano dimostrare la possibilità di aggancio in orbita, e successive manovre congiunte. La storia completa in questo articolo.

Armstron e Scott il giorno del lancio di Gemini 8
Credit NASA

L’era Apollo

Concluso il programma Gemini, Armstrong entra a far parte del gruppo di astronauti selezionati per il più ambizioso programma spaziale della storia: il Progetto Apollo.

Kennedy aveva promesso la Luna in un decennio, e il tempo correva, Apollo era cominciato nel peggiore dei modi possibili, con la perdita dei tre uomini di Apollo 1 durante un test a terra.

La capsula di Apollo 1 dopo l’incidente.
Credit: NASA

Si va avanti

Ma alla NASA continuano a sviluppare le tecnologie per portare un essere umano sulla Luna, l’esperienza dei piloti collaudatori era indispensabile per testare sistemi di volo mai concepiti prima, si doveva pensare a far allunare un lander su un corpo celeste in cui la gravità è 1/6 di quella terrestre, e in cui non c’è atmosfera che possa essere usata come freno aerodinamico.

La competizione per “essere il primo” ovviamente si fa sentire tra gli uomini scelti e in corsa per questo traguardo, sono professionisti con migliaia di ore di volo di esperienza, molti con lauree in ingegneria, per esempio Edwin “Buzz” Aldrin, che vanta una tesi interamente dedicata ai rendez-vous spaziali.

Alla NASA però non si pensa alla conquista della Luna come un trofeo militare da sventolare in faccia al resto del mondo. Il contributo indispensabile dei militari dovrà restare in secondo piano, sulla Luna ci arriverà un equipaggio statunitense, ma sarà una conquista dell’umanità intera.

Nella Patch di missione l’aquila é il simbolo degli Stati Uniti d’America, trasporta un ramo di ulivo in segno di pace, e non ci sono i nomi degli astronauti, per simbolizzare la missione come se fosse di tutta l’umanitá.
Credit: NASA

Step by step fino alla Luna

Il programma Apollo è composto da varie tappe, e in ognuna si fa “un passo in avanti”, se tutto va per il meglio, si passa alla tappa successiva.

Dopo le indispensabili missioni Apollo 7 – 8 – 9 – 10 , è ora di fare il primo tentativo di allunaggio, sarà la missione 11 a fare il primo tentativo.

Chi ci andrà?

Come detto sopra, tutti gli astronauti selezionati per Apollo avevano un curriculum professionale impeccabile, erano l’élite dell’aviazione statunitense, chiunque fosse indicato ad essere il primo a scendere la scaletta, aveva la enorme responsabilità di caricare sulle proprie spalle il mondo intero, e al ritorno la sua vita non sarebbe più stata la stessa.

Armstrong aveva dimostrato capacità eccellenti nella gestione dei rischi, dopo Gemini 8, durante un test a terra, in cui simulava un allunaggio con un veicolo sperimentale, quasi perde la vita a causa di un difetto del velivolo, ma riesce ad eiettarsi in tempo, prima di schiantarsi, ancora una volta eccelle in freddezza e autocontrollo durante una situazione di pericolo.

Il Lunar Landing Research Vehicle, o LLRV (in italiano veicolo di atterraggio lunare di ricerca) con cui Armstrong é protagonista di un incidente che poteva essere mortale.
Credit: NASA

Deke Slayton, il coordinatore delle attività degli astronauti, insieme alla dirigenza NASA, deve scegliere l’equipaggio per Apollo 11, il trio candidato è eccellente, ugualmente ad altri che hanno già volato intorno alla Luna (Apollo 8) e quasi allunato (Apollo 10).

Però questa volta ci sarà un atto STORICO e SIMBOLICO, uno degli astronauti dovrà scendere per primo dalla scaletta del LM, sarà la prima volta nella storia che un essere umano tocca un altro corpo celeste.

L’equipaggio selezionato è composto da Michael Collins come pilota del modulo di comando e servizio (CSM), Edwin “Buzz” Aldrin e Neil Alden Armstrong, che dovranno scendere sulla Luna con il LM.

Chi dei due sarà il comandante, e quindi avrà il compito di scendere per primo sul suolo lunare?

Aldrin ha più ore di volo nello spazio, ha fatto anche una EVA (passeggiata spaziale), ha una preparazione accademica militare e un dottorato in ingegneria aerospaziale.

Sarebbe il candidato ideale, ma ha anche un carattere difficile, è polemico, continua a chiedere “chi sarà il primo”, perché ovviamente è un ruolo che chiunque vorrebbe avere, una occasione unica, il primo, simbolicamente, sarà l’esploratore più importante della storia del ventesimo secolo, con tutte le implicazioni del dopo missione. Anche il padre di Buzz fa pressioni in vari organi religiosi, massonici, e interni alla NASA.

Armstrong, Collins e Aldrin.
Credit: NASA

Armstrong sarà il primo

Nel momento della decisione, i dirigenti della NASA scelgono Armstrong, principalmente perché lui non ha mai chiesto niente. Mai una polemica, mai un reclamo, da molti è chiamato ice man (uomo di ghiaccio) perché non si allinea alla media di comportamento degli altri piloti, in cui c’è goliardia, cameratismo militare, molti sono anche un po’ spacconi, non dimentichiamo che sono uomini giovani, con una età media di 40 anni, o anche meno.

Armstrong, oltre ad avere un carattere riservato, è un eccellente collaudatore, anche con tutta la pressione mediatica che circola intorno alla missione mantiene la calma. Per i dirigenti NASA è l’uomo ideale, anche perché non è un militare, e quindi risolve varie questioni di immagine con il resto del mondo.

La moglie Janet e i figli di Armstrong il giorno del lancio di Apollo 11
Credit: NASA

Apollo 11 è la missione più famosa e conosciuta, la scelta di Armstrong come comandante è azzeccata, durante la discesa sulla Luna mantiene la calma durante una situazione di crisi, il computer del LM entra in conflitto, minacciando di far abortire la missione, Armstrong insieme ad Aldrin (che si rivelerà un perfetto compagno di volo) riescono a superare questo problema, ma durante la discesa hanno perso tempo, stanno scendendo “lunghi”, un gergo da piloti che significa che hanno perso il punto previsto di allunaggio.

Con pochissimo carburante, il LM rischia di scendere dentro un cratere pieno di massi, e qui Armstrong fa la differenza. Se avesse abortito la missione nessuno avrebbe avuto niente da ridire, la sicurezza dei piloti era al di sopra di tutto, ma quando sei un collaudatore non rinunci così facilmente.

La discesa del LM Eagle, in parallelo con la ricostruzione fatta con i dati della sonda LRO

Armstrong prende i comandi manuali per governare il LM, e lo obbliga a continuare il moto trasversale fino ad uscire dal cratere.

Vede un piccolo spiazzo libero, e scende, il computer continua a “gridare” che sono al limite del carburante, la spia di abort si accende, 30 secondi di autonomia e poi un sistema automatico avrebbe innescato lo sgancio del modulo di allunaggio, obbligando gli astronauti al rientro in orbita. La tensione è altissima, a Houston scende un silenzio che sembra durare ore, poi all’improvviso, la voce di Armstrong irrompe in una sala che puzza di sigarette e tensione:

“Houston… qui base Tranquillità, Aquila è atterrato!”

Si torna a respirare, applausi e risate liberatorie, il lavoro di oltre 400.000 persone ha il suo momento di gloria, Armstrong ha il merito di aver dato quel qualcosa in più, la sua calma gli ha permesso di superare l’emozione e, perché no, la paura.

La bandiera USA e il paesaggio lunare.
Credit: NASA

Nel momento in cui mette piede sul suolo lunare Armstrong dice la frase famosa che vedete all’inizio dell’articolo, non si sa per certo se sia stata una sua idea personale, o se abbia avuto aiuto da qualcuno a terra, ma è perfetta:

È un omaggio all’umanità intera, ci dice che tutti gli esseri umani fanno parte di questa straordinaria avventura.

La compostezza di Neil.

Un piccolo passo per un uomo, questo è tutto quello che dice di sé, mostrando una umiltà incredibile, avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, era al centro delle attenzioni del mondo intero.

Ma Armstrong era così, un professionista esemplare, e un essere umano umile, al rientro dalla Luna fu acclamato come eroe (insieme ai compagni di volo) ma lui lo accettava appena come un obbligo, a cui si sarebbe negato volentieri.

Armstrong, stanco e sorridente dopo il rientro nel LM.
Credit: NASA

Il ritiro da astronauta.

Dopo i clamori e una tournée mondiale si ritira dalla NASA e si accontenta di fare il professore all’università. Neil Armstrong accetta di fare alcune pubblicità in TV, ma solo per il territorio americano, rifiuta la candidatura in politica, divorzia dalla prima moglie e si risposa poco dopo, sempre mantenendo un basso profilo, nel corso degli anni la sua già scarsa partecipazione ad eventi pubblici diventa sempre più rara.

Armstrong professore a Cincinnati

Scopre che i suoi autografi sono oggetto di vere e proprie aste tra i collezionisti e, da quel momento rifiuta di farli, a chi gli scrive risponde educatamente ma non accetta di firmare più niente.

Armstrong si dedica alla famiglia e al lavoro, dopo aver insegnato all’università entra nei consigli di amministrazione di alcune società, ma niente alla luce dei riflettori.

La famosa immagine di Armstrong, riflessa nella visiera di Aldrin.
Credit: NASA

La scelta giusta.

L’uomo di “ghiaccio”, alla fine, si rivela più umano di tanti altri che si immolano alla notorietà. Aldrin divorzia quasi subito, dopo il rientro entra nel vizio dell’alcol, la ribalta non gli fa bene davvero. Anni dopo si recupera ma fa del suo essere il “secondo” un piano di marketing. Scrive libri, fa merchandising, è ospite a pagamento in eventi in giro per il mondo.

Il carattere

Non c’è niente di male in questo, ma la scelta di Armstrong come “first man” ha dato un senso più umano alla conquista della Luna. Un evento al di sopra del singolo uomo, la proiezione di uno sforzo collettivo in nome di una conquista dell’umanità intera.

Neil Armstrong muore nel 2012 a Cincinnati, senza clamori, senza attirare l’attenzione dei media, se ne va in punta di piedi.

Sembra quasi che non voglia disturbare nessuno, lui che per primo ha involontariamente catalizzato l’attenzione del mondo intero.

Rimane il ricordo di un essere umano unico, in realtà normale, ma che per convinzione unanime avrebbe dovuto essere osannato come un dio.

Avrebbe potuto diventare ricchissimo, ma lui era appena speciale, era il primo uomo ad aver toccato la Luna.

Godspeed Mr. Armstrong

«era un eroe schivo che servì con onore la sua patria, come pilota di caccia nella marina, come pilota collaudatore, e come astronauta. Mentre piangiamo la morte di un uomo davvero buono, celebriamo anche la sua straordinaria vita, nella speranza che serva come esempio a tutti i giovani del mondo che possano lavorare duro affinché i loro sogni diventino realtà, che siano disposti ad esplorare e superare i propri limiti, e di servire senza interesse personale una causa più grande di loro. Per coloro che potrebbero chiedersi cosa possano fare per onorare Neil, abbiamo una semplice richiesta. Onorate il suo esempio di servizio, il traguardo e la modestia, e la prossima volta che doveste camminare all’aperto in una notte chiara e vedere la Luna sorridervi, pensate a Neil Armstrong e fategli un occhiolino.»

La famiglia di Neil Armstrong

Per Aspera ad Astra

Immagine di copertina gentilmente offerta dal caro amico Massimiliano Veschini.

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