A lungo considerata fantascienza, lasciare il sistema solare e sfrecciare tra le stelle potrebbe presto essere a portata di mano. Ecco perché.

Il 31 ottobre 1936 sei ragazzi soprannominati i “Rocket Boys” quasi si ustionarono nel tentativo di vincere la gravità terrestre. Il gruppo si era rannicchiato in un burrone ai piedi delle montagne di San Gabriel in California per testare un piccolo motore a reazione alimentato ad alcol. Volevano dimostrare che i motori a razzo potevano avventurarsi nello spazio, in un momento in cui tali idee erano ampiamente ridicolizzate. L’esperimento si è interrotto quando si è divampata una fiammata a causa dell’ossigeno disperso. L’audacia dei Rocket Boys attirò l’attenzione dell’aerodinamico Theodore von Karman, che aveva già lavorato con due di loro al Caltech e nel 1943 il sito divenne il Jet Propulsion Laboratory (JPL) e von Karman ne fu il primo direttore. Da quel momento ne sono cambiate di cose, siamo arrivati sulla Luna e abbiamo spedito sonde più lontano di chiunque altro. Ora siamo quantomai vicini a realizzare anche il viaggio interstellare. Ecco come.

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Le future missioni nello spazio interstellare

Credit: NASA

Da quel momento, ne sono stati fatti di passi in avanti nella ricerca aerospaziale. Abbiamo mandato l’uomo sulla Luna e tra non molto arriveremo su Marte. La prossima sfida sarà muoverci tra le stelle. John Brophy, un ingegnere di volo del JPL, sta sviluppando un nuovo motore che potrebbe accelerare incredibilmente il viaggio interstellare. Leon Alkalai, un architetto sempre del JPL, sta progettando un viaggio lontano che inizierebbe con un improbabile tuffo in stile Icaro verso il Sole. E il ricercatore del JPL Slava Turyshev ha forse l’idea più folle di tutte: un telescopio spaziale che potrebbe fornire uno sguardo intimo su un pianeta lontano simile alla Terra, senza andarci realmente.

Le prossime missioni nello spazio interstellare

Per Brophy, l’ispirazione è arrivata da Breakthrough Starshot, un progetto audace annunciato nel 2016 dal compianto Stephen Hawking e dal miliardario russo Yuri Milner. Lo scopo è quello di costruire un’antenna laser gigantesca che potrebbe spingere un minuscolo veicolo spaziale al 20% della velocità della luce, permettendogli di raggiungere il sistema stellare Alpha Centauri (il nostro vicino stellare) in soli due decenni. Il progetto è anche alla base del mio ultimo libro, “Portami alla vita”.

Il problema dei laser

C’è solo un piccolo problema: quel laser non esiste (ancora). Sebbene abbia drasticamente ridimensionato il concetto di Starshot, Brophy prevede ancora un sistema laser spaziale da 100 megawatt, che generi 1.000 volte più potenza della Stazione Spaziale Internazionale, puntato precisamente su un veicolo spaziale in rapido allontanamento. “Non siamo sicuri di come farlo”, ammette. Sarebbe di gran lunga il più grande progetto di ingegneria extraterrestre mai intrapreso. Una volta costruita, però, la parabola potrebbe essere utilizzato più e più volte, con missioni diverse, come un razzo multiuso.

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