La Roscosmos ha deciso di rimuovere il razzo Soyuz con 36 satelliti a bordo dalla rampa di lancio. Non è chiaro se e quando questi satelliti verranno lanciati nello spazio.

Era un risultato ampiamente prevedibile, ma le immagini sono piuttosto sconcertanti. Venerdì 4 marzo la Russia ha deciso di rimuovere il razzo Soyuz con a bordo 36 satelliti Internet OneWeb dalla sua piattaforma di lancio a Baikonur, in Kazakistan. La Soyuz avrebbe dovuto decollare venerdì, ma la missione è stata vittima dell’invasione in corso in Ucraina. La Roscosmos ha chiesto a OneWeb garanzie sull’eventuale utilizzo dei satelliti per scopi militari e al governo del Regno Unito di staccarsi dalla società con sede a Londra.

Russia: cosa succede ora coi satelliti internet OneWeb

Tali richieste, ovviamente, non sono state soddisfatte. Lo scorso 2 marzo la OneWeb aveva ordinato ai suoi dipendenti di lasciare Baikonur, annunciando che avrebbe sospeso i lanci dei suoi satelliti dal cosmodromo. L’azienda sta costruendo un folto gruppo di satelliti per la banda larga. Più di 420 di questi hanno già raggiunto l’orbita, tutti peraltro su razzi Soyuz di fabbricazione russa, ma gestiti dalla società francese Arianespace.

Roscosmos aveva già interrotto le collaborazioni a Kourou, stoppando momentaneamente i lanci Soyuz e riportando i suoi dipendenti in Russia. L’agenzia ha recentemente comunicato che smetterà anche di vendere motori a razzo di fabbricazione russa alle società degli Stati Uniti.

Insomma, la cooperazione spaziale fra Russia e Occidente si è notevolmente logorata da quando è iniziata la guerra in Ucraina. Non è chiaro cosa riservi il futuro, sia a breve che a lungo termine. La Soyuz con a bordo i 36 satelliti che sarebbero dovuti partire venerdì è rientrata in una struttura di assemblaggio e collaudo a Baikonur, trasportati da un convoglio usato dalle truppe russe in Ucraina. Nel frattempo, Arianespace ha fatto sapere che lavorerà a stretto contatto con tutti i suoi partner per garantire l’integrità dei mezzi e delle merci nel cosmodromo kazako.

Credit immagine di copertina Roscosmos

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