A causa dell’impatto dell’inquinamento luminoso su salute e natura, gli astronomi hanno dovuto inventare la parola Noctalgia per indicare il dolore di aver “perso la notte”.

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Per la quasi totalità della storia umana, la vita quotidiana è stata governata dall’alternanza naturale di luce e buio. Le attività notturne dipendevano dalle fasi lunari e l’osservazione delle stelle era una pratica comune e necessaria.

Oggi, la diffusione quasi totale dell’illuminazione elettrica ha alterato questo scenario: per la maggior parte delle persone, la notte non è più veramente buia, pochi possono ancora vedere la Via Lattea dalle proprie case, l’unico modo per vederla davvero è grazie alle foto su Internet. Abbiamo letteralmente spento il cielo.

Questo “spegnimento” ha spinto gli astronomi Aparna Venkatesan e John Barentine a introdurre il termine “Noctalgia”, e lo hanno fatto per dare un nome al dolore collettivo legato alla perdita di questo patrimonio e delle tradizioni a esso collegate.

Soffri di "Noctalgia" e non lo sai: il lutto per un cielo che non esiste più
L’immagine mostra l’impatto dell’inquinamento luminoso in vari contesti, mostrando come nella foresta, senza luci artificiali, il cielo sia molto più visibile che in città. (Crediti: NoirLab/Nsf/Aura, P. Marenfeld)

Oltre l’estetica: un problema reale

Il problema dell’inquinamento luminoso viene spesso percepito come secondario (come spesso accade), i dati indicano invece una realtà diversa e preoccupante. Le emissioni di luce verso il cielo non svolgono alcuna funzione utile, ma sono abbastanza intense da rivelare la struttura delle città dallo spazio. Questo spreco consuma enormi quantità di elettricità, con i relativi costi e le emissioni di gas serra associate.

Mark Grosz, della DarkSky International, ha sottolineato come spesso si tenda a sorvolare sulla gravità degli effetti, trattando l’argomento con superficialità rispetto ad altre crisi ecologiche. Eppure, l’illuminazione artificiale notturna è intrusiva e dannosa sia per la salute umana che per il mondo naturale. Nessuno però sembra accorgersene.

Soffri di "Noctalgia" e non lo sai: il lutto per un cielo che non esiste più
L’Italia vista dallo spazio. (Reuters)

L’amnesia generazionale

Uno degli aspetti più insidiosi di questo fenomeno è la sua progressione. Sia la quantità di inquinamento luminoso che la sua estensione geografica stanno aumentando rapidamente, questo porta a una sorta di amnesia ecologica: le nuove generazioni crescono in un ambiente perennemente illuminato e non si rendono conto di ciò che hanno perso, poiché il cielo lattiginoso diventa la loro normalità.

Un po’ come quando giocando a giochi sullo smartphone o su qualunque altra piattaforma, interagendo coi coetanei per la maggior parte del tempo sui social, pensano sia “strano” uscire a correre e giocare a pallone in strada. E chi vi parla ha poco più di 20 anni, quindi sì, c’è più di un problema.

Tornando a noi, un aspetto importante di questa forma di inquinamento è la sua reversibilità immediata, perchè a differenza delle scorie chimiche o della plastica che persistono per secoli, la luce non si accumula nell’ambiente: può essere fermata istantaneamente spegnendo le fonti o modificandole.

Spesso, chi è responsabile di un’illuminazione inadeguata non si rende conto del danno ambientale che sta causando. Un uso appropriato della tecnologia può garantire i benefici dell’illuminazione notturna minimizzandone gli effetti nocivi.

Gli esperti avvertono che se non si interviene con decisione, rischiamo di perdere quel poco di oscurità che ancora rimane, trasformando il cielo stellato da esperienza diretta a un ricordo, proprio come quei pomeriggi da piccoli a giocare e ridere in strada.

Per saperne di più:

Smith, K. T., et al., Losing the darkness.

Venkatesan, A., & Barentine, J., Noctalgia (sky grief)