Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2025, SpaceX ha scritto un nuovo capitolo nella storia del suo ambizioso programma Starship

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Nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2025, SpaceX ha scritto un nuovo capitolo nella storia del suo ambizioso programma Starship. L’undicesimo test integrato, denominato IFT-11, ha rappresentato non solo una tappa tecnica cruciale, ma anche il canto del cigno della versione Block 2, l’ultima prima dell’evoluzione successiva del sistema.

Una notte di appassionati e motori accesi

Innanzitutto, grazie a tutti quelli – e non siete mai stati meno di cento – che hanno seguito Pasquale D’Anna, Stefano Mossa ed il sottoscritto in una diretta durata un’ora e mezza nel pieno della notte.
Il lancio è avvenuto, con un leggerissimo ritardo, alle 1:26 italiane, dal complesso di Starbase, a Boca Chica, in Texas, utilizzando il booster Super Heavy B15-2 – un prototipo già impiegato in precedenti missioni – abbinato allo stadio superiore Starship 38. Era l’ultima volta che questa configurazione avrebbe volato, prima di lasciare spazio alla nuova generazione di veicoli, i Block 3, più potenti grazie ai nuovi motori Raptor-3.

Preparativi e decollo perfetto

Nei giorni che hanno preceduto il volo, SpaceX ha condotto una serie di prove statiche e criogeniche per testare la tenuta strutturale e il corretto funzionamento dei motori Raptor del primo stadio.
L’intera operazione ha avuto anche un valore simbolico: con questo volo, il Pad 1 di Starbase chiuderà temporaneamente per essere riconfigurato in vista delle missioni future.

Il decollo è avvenuto come previsto, con tutti i motori accesi regolarmente e un’ascesa stabile attraverso l’atmosfera. Superata senza problemi la fase di massima pressione aerodinamica (Max-Q), Starship ha raggiunto la separazione degli stadi dopo circa due minuti e mezzo di volo, con la consueta manovra di hot-staging, in cui i motori dello stadio superiore si accendono mentre il booster è ancora collegato.

Subito dopo, B15-2 ha tentato una manovra di ritorno verso il Golfo del Messico: la boostback burn non è stata perfetta – volutamente non tutti i motori si sono riaccesi come da programma, per simulare un rientro in condizioni critiche – ma il booster è comunque riuscito a completare la discesa controllata fino allo splashdown.

Un volo spettacolare fino all’orbita

Nel frattempo, la Starship 38 ha proseguito la sua traiettoria balistica, riaccendendo i motori Raptor per simulare una manovra in orbita: un test fondamentale per le future capacità di effettuare cambi di traiettoria o inserimenti trans-lunari. È stato anche verificato il rilascio simulato del carico utile: a bordo erano presenti otto simulacri di satelliti Starlink, utilizzati per testare il meccanismo di espulsione dei payload. Questa fase, seguita in diretta, è stata altamente spettacolare e avvicina il giorno in cui – almeno per la messa in orbita di grandi costellazioni satellitari – Starship potrà diventare realmente operativa.

Il rientro della Starship e la prova dello scudo termico

La parte più delicata del volo è arrivata con il rientro atmosferico. Lo stadio superiore ha affrontato temperature superiori ai 3000 °C, generate dall’impatto con gli strati densi dell’atmosfera, consentendo agli ingegneri di raccogliere nuovi dati sul comportamento del sistema termico multistrato e delle piastrelle di protezione. È una delle aree di ricerca più critiche per SpaceX, poiché la riutilizzabilità del veicolo dipende proprio dalla resistenza di queste superfici.

Rispetto al test precedente, l’IFT-10, che aveva visto la parziale perdita del rivestimento esterno ma aveva già dimostrato la validità del sistema a più strati ispirato a quello della navetta sovietica Buran, stavolta il risultato è stato ancora migliore: niente scafo ossidato e un rivestimento a piastrelle rimasto pressoché integro.

Lo splashdown della Starship e l’esplosione finale

Verso la fine della missione, Starship ha compiuto la spettacolare manovra di flip, la rotazione che porta il veicolo dalla posizione orizzontale del rientro a quella verticale per l’atterraggio, completando lo splash down nell’Oceano Indiano dopo circa un’ora di volo. Pochi istanti dopo l’impatto con l’acqua, probabilmente a causa di fratture provocate dallo shock termico, si è verificata l’esplosione della Ship 38: un finale spettacolare ma previsto, parte del test stesso.

Nonostante questo epilogo, tutti gli obiettivi principali sono stati raggiunti: separazione corretta, riaccensioni in volo, comportamento termico entro i limiti previsti e un rientro controllato.

Un capitolo che si chiude, un altro che inizia

Con IFT-11, SpaceX chiude un ciclo. Il programma Block 2, nato per dimostrare la fattibilità del sistema e sperimentare la riutilizzabilità parziale, lascia ora spazio alla nuova generazione di Starship Block 3, più efficiente e orientata alla piena operatività. I futuri voli promettono motori più affidabili, materiali migliorati e una configurazione adatta alle missioni lunari e marziane.

Il successo di questo test rafforza la posizione di SpaceX come principale protagonista nel settore dei lanci pesanti e delle missioni di lunga durata. Il programma Artemis della NASA, che prevede l’impiego di una versione modificata di Starship per gli allunaggi, potrà contare su un veicolo sempre più maturo. Restano ancora diverse sfide aperte: la gestione delle accensioni multiple, il recupero a secco dei booster, la durata dei motori in più cicli di utilizzo e, infine, la certificazione per i voli con equipaggio.

Un sogno che prende forma

Dopo la notte di IFT-11, è chiaro che SpaceX è ormai vicina a trasformare quello che un tempo sembrava un sogno – un veicolo spaziale completamente riutilizzabile, capace di trasportare uomini e carichi verso la Luna e Marte – in una realtà operativa.

Fonte: SpaceX