Nuove osservazioni del telescopio spaziale James Webb suggeriscono che le prime stelle dell’universo potrebbero non essere state forgiate dalla fusione, ma enormi “stelle oscure supermassicce” alimentate dall’annichilazione della materia oscura.
Nell’universo primordiale, poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, le prime stelle emersero da gigantesche nubi di idrogeno ed elio. Recenti osservazioni del telescopio spaziale James Webb suggeriscono che alcune di queste stelle potrebbero essere state diverse da quelle che conosciamo oggi, alimentate dalla fusione nucleare. Un nuovo studio condotto dalla Colgate University, da quella della Pennsylvania e da quella del Texas, ha identificato quattro oggetti estremamente distanti il cui aspetto e firme spettrali corrispondono a ciò che gli scienziati chiamano stelle oscure supermassicce.
Cosa sono queste stelle oscure supermassicce

“Le stelle oscure supermassicce sono nebulose estremamente luminose, giganti e gonfie, composte principalmente da idrogeno ed elio, che sono sostenute contro il collasso gravitazionale dalle minuscole quantità di materia oscura auto-annichilante al loro interno”, ha spiegato Cosmin Ilie della Colgate University. Le stelle oscure supermassicce e i resti dei loro buchi neri potrebbero essere la chiave per risolvere due misteri astronomici: le galassie estremamente luminose, ma compatte e molto distanti, più grandi del previsto, osservate con JWST, e l’origine dei buchi neri supermassicci che alimentano i quasar più lontani mai osservati.
Il ruolo della materia oscura
Si ritiene che la materia oscura costituisca circa un quarto dell’universo, eppure la sua natura rimane uno dei più grandi misteri della scienza. I ricercatori ritengono che sia composta da un tipo di particella elementare ancora non rilevato. Decenni di esperimenti hanno cercato queste particelle, ma finora senza successo. Una delle principali possibilità riguarda le particelle massicce debolmente interagenti (WIMP). Quando due WIMP si scontrano, si prevede che si annichilino a vicenda, rilasciando energia che potrebbe riscaldare le nubi di idrogeno in fase di collasso e farle brillare come brillanti stelle oscure.
Per saperne di più:
- Leggi il comunicato dell’Università del Texas.
