Per molto tempo è stata l’arma di distruzione di massa per eccellenza e in questi giorni si è tornati a parlarne dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ma come si arrivò a progettarla e a costruirla? E quali conseguenze avrebbe oggi?

Quello che stiamo attraversando oggi è uno dei periodi più bui della storia. Non solo perché dopo la pandemia da coronavirus ci si trova di fronte ad una possibile nuova guerra mondiale, ma anche perché le armi di distruzione di massa non sono certo quelle del secolo scorso. In questo articolo cercheremo di raccontarvi come si arrivò anche solo a pensare ad un’arma in grado di radere al suolo un’intera città, tornando per un attimo al 6 agosto del 1945, quando un aereo chiamato “Enola Gay” sganciò un nuovo prototipo di bomba sulla città giapponese di Hiroshima, in Giappone. Quell’ordigno uccise 70mila persone nel giro di pochi minuti. La luce fu così forte che l’equipaggio del bombardiere rischiò di accecarsi. Il colonnello Tibbets, che materialmente sganciò l’ordigno, ne percepì il sapore persino in bocca, raccontando che sapesse di piombo.

Nonostante l’effetto accecante, le fiamme non ebbero il tempo di svilupparsi, perché un secondo dopo l’esplosione la palla di fuoco raggiunse i 300 metri di diametro. A quel punto si sviluppò una potentissima onda d’urto che sbriciolò gli edifici di acciaio e cemento nel raggio di 600 metri. L’onda d’urto si propagò al punto da raggiungere anche l’aereo (ormai sulla via di fuga): un membro dell’equipaggiò raccontò che era come se “uno degli anelli di Saturno si fosse staccato e ci fosse arrivato addosso”. Migliaia di persone continuarono a morire nelle settimane successive, a causa delle ustioni e per le ferite causate dall’esplosione. Molte altre, invece, morirono a causa delle radiazioni. Ma come si arrivò a costruire una cosa del genere? Facciamo un ripasso per capire da dove arrivi il progetto della tanto temuta bomba atomica.

Albert Einstein e la bomba atomica. Credit: businessinsider.

Cosa c’entra Albert Einstein con la bomba atomica?

Per capire come siamo arrivati alle stragi di Hiroshima e Nagasaki, dobbiamo fare un ulteriore passo indietro, al 2 agosto del 1939, un mese prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. A quell’epoca Albert Einstein, già famoso in Europa per le sue teorie sulla relatività, firmò una lettera intestata al presidente degli Stati Uniti Roosevelt, in cui lo esortava a “cambiare il corso della storia”.

In quei giorni, tra l’altro, si trovava negli Stati Uniti, dopo la fuga dalla Germania nazista perché ebreo. Era venuto a conoscenza che gli scienziati tedeschi erano sul punto di sviluppare la fissione nucleare, il processo di scissione del nucleo di un atomo per rilasciare una gran quantità di energia.

La lettera avvertiva Roosevelt che “bombe estremamente potenti e di un nuovo tipo” avrebbero potuto essere costruite dai nazisti e che sarebbero state in grado di seminare terrore e morte. La scienza permise agli americani di costruire le bombe che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki, nonostante in realtà i tedeschi non avessero mai avuto niente in mano.

La lettera di Albert Einstein a Franklin Roosevelt. Credit: Atomic Heritage Foundation.

Come ci siamo arrivati

Il principio di funzionamento di una bomba atomica si fonda sulla formula E=mc² prevista nella teoria della relatività ristretta di Einstein. In pratica questa equivalenza suggerisce che è possibile trasformare direttamente la materia in energia, e viceversa. In seguito alla sua formulazione si avanzò l’ipotesi che alcune reazioni basate su questo principio potessero avvenire all’interno di un nucleo atomico. Il decadimento di un nucleo provoca un rilascio di energia. L’idea che si potesse produrre una reazione nucleare fu sviluppata nella seconda metà degli anni Trenta, dopo la scoperta del neutrone. Enrico Fermi fu uno dei principali studiosi in questo campo.

Il 2 dicembre del 1942 un team diretto proprio da Fermi costruì a Chicago la prima “pila atomica” o “reattore nucleare a fissione” che raggiunse la condizione di criticità. Era costituito da uranio naturale e grafite. È da lì che nacque il famoso “progetto Manhattan” con il quale si costruirono le prime bombe che prevedevano una reazione di fissione a catena. La prima bomba al plutonio esplose nel corso di un test nel New Mexico, mentre quella all’uranio colpì Hiroshima e diede ufficialmente il via alla corsa agli armamenti nucleari del XX secolo.

La bomba atomica, oggi

L’escalation che si è verificata in Ucraina ci ha fatto subito pensare alle possibili conseguenze che avrebbe una guerra nucleare sul nostro pianeta. Gli ultimi dati del Sipri (l’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma) dicono che la Russia possiede 6.255 testate nucleari, contro le 5.550 degli Stati Uniti. Ma se a queste ultime aggiungiamo le 290 francesi e le 225 britanniche, il livello è quasi identico. Il trattato New START consente a entrambi (Russia e Usa) di averne 1.550 schierate sui missili balistici intercontinentali nei silos o sui sottomarini. Quelle destinate agli aerei, invece, o quelle tattiche per i razzi a corto raggio, vanno montate. Il problema è che se Putin fosse indebolito dalle sanzioni o se non arrivasse a impossessarsi di alcun territorio ucraino, potrebbe pensare che le armi nucleari siano l’unica via d’uscita.

In quel caso gli Usa si preparerebbero a quattro scenari, come spiegato questa mattina da Joseph Cirincione, analista del Quincy Institute for Responsible Statecraft di Washington, sulle pagine di Repubblica. Nel primo, la Russia farebbe esplodere un’atomica “tattica” in Ucraina, magari con un missile a corto raggio come quelli che abbiamo visto nelle esercitazioni, prima dell’invasione. E la reazione degli Usa sarebbe immediata.

Cercherebbero di eliminare Putin, per impedire possa dare altri ordini simili; potrebbero contattare la leadership militare russa per convincerla a non obbedire più ai suoi comandi; proverebbero a lanciare attacchi cyber per paralizzare l’arsenale nucleare russo; potrebbero imporre tutte le sanzioni rimaste isolando Mosca dal resto del mondo. Non è detto, quindi, che la risposta dell’Occidente sia subito nucleare, ma di certo gli Usa non starebbero fermi a guardare e le conseguenze per il pianeta sarebbero a dir poco catastrofiche. Leggi il nostro approfondimento sui possibili scenari di una guerra nucleare qui.

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