Per molto tempo è stata considerata come l’arma di distruzione di massa per eccellenza. Nell’agosto del 1945 rase al suolo le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Ma come si è arrivati a progettarla e a costruirla?

Il 6 agosto del 1945 un aereo chiamato “Enola Gay” sganciò una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Uccise 70mila persone nel giro di pochi minuti. La luce fu così forte che l’equipaggio del bombardiere rischiò di rimanere accecato. Il colonnello Tibbets, che materialmente sganciò l’ordigno, ne percepì il sapore persino in bocca, raccontando che sapesse di piombo.

Nonostante l’effetto accecante, le fiamme non ebbero il tempo di svilupparsi, perché un secondo dopo l’esplosione la palla di fuoco raggiunse i 300 metri di diametro. A quel punto si sviluppò una potentissima onda d’urto che sbriciolò gli edifici di acciaio e cemento nel raggio di 600 metri. L’onda d’urto si propagò al punto da raggiungere anche l’aereo (ormai sulla via di fuga): un membro dell’equipaggiò raccontò che era come se “uno degli anelli di Saturno si fosse staccato e ci fosse arrivato addosso”. Migliaia di persone continuarono a morire nelle settimane successive, a causa delle ustioni e per le ferite causate dall’esplosione. Molte altre, invece, morirono a causa delle radiazioni. Ma come si è arrivati anche solo a pensare di costruire una cosa del genere? Facciamo un passo indietro, per capire da dove arrivi il progetto della tanto temuta bomba atomica.

Albert Einstein e la bomba atomica. Credit: businessinsider.

Cosa c’entra Albert Einstein con la bomba atomica?

Per capire come siamo arrivati alla strage di Hiroshima, dobbiamo tornare per un attimo al 2 agosto del 1939, un mese prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. A quell’epoca Albert Einstein, già famoso in Europa per le sue teorie sulla relatività, firmò una lettera intestata al presidente degli Stati Uniti Roosevelt, in cui lo esortava a costruire una bomba atomica per “cambiare il corso della storia”.

In quei giorni Einstein si era già trasferito negli Stati Uniti, dopo essere fuggito dalla Germania nazista perché ebreo. Era venuto a conoscenza che gli scienziati tedeschi erano sul punto di sviluppare la fissione nucleare, il processo di scissione del nucleo di un atomo per rilasciare energia.

La lettera avvertiva Roosevelt che “bombe estremamente potenti e di un nuovo tipo” avrebbero potuto essere costruite dai nazisti e che sarebbero state in grado di seminare terrore e morte. Qualche anno più tardi Einstein avrebbe chiamato la sua lettera “il suo errore più grande”, dato che non solo consentì agli americani di costruire le bombe atomiche che rasero al suolo Hiroshima e Nagasaki, ma dimostrarono come in realtà i tedeschi non avessero mai avuto niente in mano.

La lettera di Albert Einstein a Franklin Roosevelt. Credit: Atomic Heritage Foundation.

Come ci siamo arrivati

Il principio di funzionamento di una bomba atomica si fonda sulla formula E=mc² prevista nella teoria della relatività ristretta di Einstein. In pratica questa equivalenza suggerisce che è possibile trasformare direttamente la materia in energia, e viceversa. In seguito alla sua formulazione si avanzò l’ipotesi che alcune reazioni basate su questo principio potessero avvenire all’interno di un nucleo atomico. Il decadimento di un nucleo provoca un rilascio di energia. L’idea che si potesse produrre artificialmente una reazione nucleare fu sviluppata nella seconda metà degli anni Trenta, dopo la scoperta del neutrone. Enrico Fermi fu uno dei principali studiosi in questo campo.

Il 2 dicembre del 1942 un team diretto proprio da Fermi costruì a Chicago la prima “pila atomica” o “reattore nucleare a fissione” che raggiunse la condizione di criticità. Era costituito da uranio naturale e grafite. È da lì che nacque il famoso “progetto Manhattan” con il quale si costruirono le prime bombe che prevedevano una reazione di fissione a catena. La prima bomba al plutonio fu fatta esplodere nel corso di un test nel New Mexico, mentre la prima bomba all’uranio è quella che fu sganciata su Hiroshima e che diede ufficialmente il via alla corsa agli armamenti nucleari del XX secolo.

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