Non solo fosfina. Un gruppo di ricercatori parrebbe aver scoperto la presenza di glicina fra le nubi di Venere

Venere
Venere e le sue nubi

Venere, proprio come la divinità da cui prende il nome, si sta dimostrando un pianeta “egocentrico” e “vanitoso”, in altre parole non ce la fa a non far parlare di sé, ad essere al centro dell’attenzione. Se infatti, neanche un mese è trascorso dalla clamorosa notizia della possibile presenza di Fosfina fra le nubi del pianeta ad una latitudine tale da permettere, per condizioni climatico/atmosferiche, alla vita di svilupparsi, ecco che arriva un’ altra grande notizia: la possibile scoperta di glicina.

Lo studio: cos’è successo?

Un gruppo di ricercatori del “Midnapore College” ( Bengala occidentale, India) con a capo il Dr. Arijit Manna, ricercatore presso il dipartimento di Fisica, ha studiato, proprio come il team della Dott.ssa Graves, la fitta atmosfera di Venere con ALMA ( Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e pare sia riuscita a scovare la firma di un’altra molecola protagonista della vita: la glicina. Le osservazioni sono state effettuate l’8 gennaio del 2019, quando Venere era a circa 0,691 UA dal nostro pianeta ed il suo disco risultava illuminato dalla luce solare per circa il 51%. Dai dati emersi a seguito delle osservazioni ( 41 minuti ), parrebbe non emergere nessuna differenza significativa tra le regioni del pianeta illuminate e quelle in cui era notte, con uno spettro ottenuto, nel quale la glicina mostra un assorbimento nettamente più marcato rispetto a quello della fosfina.

Cos’è la glicinia?

Ma cos’è la glicina e perché sarebbe importante la sua scoperta su Venere? cerchiamo di capirlo insieme.

Modello 3D di una molecola di glicina

La glicina(NH2CH2 COOH) è un amminoacido non polare. Tra i 20 amminoacidi detti “ordinari” è il più semplice ed è particolarmente abbondante nelle proteine animali. Gli amminoacidi sono delle molecole organiche estremamente importanti per lo sviluppo e la sopravvivenza della vita. Essi, infatti, spesso vengono definiti “mattoni fondamentali”, poiché dalla loro unione per mezzo di legami peptidici si vengono a formare molecole complesse dette proteine capaci di svolgere, negli organismi, innumerevoli funzioni. Dal punto di vista astrobiologico, la glicina non è una bio-firma al pari della fosfina, tuttavia, la presenza di amminoacidi contribuisce non poco alla comprensione di come la vita possa svilupparsi in contesti differenti dalla Terra e nell’Universo tutto. Non è certo la prima volta che la glicina viene scoperta nello spazio, già in passato, come accaduto per la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, era stata identificata ma mai, prima d’ora, su una luna o un pianeta diverso dalla Terra.

Cometa 67P/  Churyumov – Gerasimenko credit: NASA
Cometa 67P/  Churyumov – Gerasimenko credit: NASA

Siamo sicuri sia glicina?

Come per la fosfina anche in questo caso gli autori, il cui studio è in fase di peer review, ci vanno molto cauti sottolineando come uno spettro simile possa essere dovuto alla presenza di altri composti simili tipo l’ ossido di zolfo (SO2), oltre al fatto che, per confermare la scoperta, saranno necessarie ulteriori osservazioni. Inoltre è giusto specificare che la natura della glicina potrebbe non essere biologica bensì dovuta a processi fotochimici e geologici a noi poco noti.

Cosa ci dice perciò la glicina?

Secondo gli autori, né la fosfina né la glicina sono in grado di fornirci prove inequivocabili della presenza di vita su Venere, non si può certamente escludere che alle medie latitudini del pianeta, fra le sue nubi, le condizioni paiono essere favorevoli allo sviluppo di una biosfera potenzialmente abitabile o addirittura abitata. In conclusione potremmo, perciò, dire che, forse, con Venere siamo difronte ad un enorme esperimento di Miller-Urey, capace di sviluppare molecole organiche precursori della vita dal “nulla”.

Venere, ancora una volta, si mostra spettacolare e ci insegna che ancora molto c’è da capire sulle origini della vita e su come essa possa svilupparsi.

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