Dopo aver raggiunto la sua massima espansione, l’universo potrebbe collassare su se stesso per effetto della gravità, fino a raggiungere dimensioni infinitesimali. Ecco il Big Crunch, una sorta di Big Bang al contrario.

Dell’inizio dell’universo per come lo conosciamo vi avevamo già parlato in un precedente articolo. Ma per quanto riguarda la fine? Il destino ultimo dell’universo è un tema enormemente dibattuto fra gli astronomi. Nel contesto della scienza moderna esistono diverse teorie a riguardo. In questo articolo cercheremo di spiegarvi, nella maniera più chiara e semplice possibile, cosa si intende quando si parla di Big Crunch, l’esatto opposto del Big Bang.

Il Big Bang, l’inizio dell’universo per come lo conosciamo. Credit: WikiImages (Pixabay)

Il destino ultimo dell’universo

All’inizio degli anni Duemila il cosmologo russo Andrei Linde, vincitore tra l’altro della Medaglia Dirac assegnata dal centro di fisica di Trieste, dichiarò: “Pochi anni fa nessuno avrebbe mai pensato seriamente alla fine del mondo entro i prossimi 10 o 20 milioni di anni, specialmente da quando abbiamo imparato che l’espansione dell’universo sta accelerando. Ora, però, sappiamo che è una possibilità reale”.

Le sue parole vennero poi riportate in un articolo pubblicato sulla rivista New Scientist. Secondo Linde la fine dell’universo potrebbe avvenire con una gigantesca implosione che i fisici chiamano Big Crunch. In pratica dopo aver raggiunto la sua massima espansione, l’universo potrebbe collassare su se stesso per effetto della gravità, fino a raggiungere dimensioni infinitesimali. Una specie di Big Bang al contrario, insomma.

L’universo si sta espandendo sempre più velocemente

Un’ipotesi, questa, che va in netta controtendenza rispetto alle teorie assunte dalla fisica, negli ultimi anni. Ovvero che l’espansione dell’universo potrebbe durare per sempre. Il problema è che l’universo si sta espandendo sempre più velocemente. Ci si è arrivati nel 1998, quando gli astronomi osservarono che alcune supernove (e quindi anche le galassie che le ospitavano) si allontanavano dalla Terra ad una velocità minore di quella con cui recedono le galassie più vicine.

Facciamo un esempio: mettiamo che un astronomo osservi una galassia lontana, supponiamo 8 miliardi di anni luce. Egli vede ciò che avveniva quando la luce di questa galassia iniziò il viaggio verso di noi, quindi 8 miliardi di anni fa. Se questa galassia si allontana da noi più lentamente rispetto ad una più vicina (distante, ad esempio, 2 miliardi di anni luce), allora 8 miliardi di anni fa la velocità di recessione (ovvero il ritmo con cui l’universo si espande), era inferiore a quella di 2 miliardi di anni fa. Ecco perché abbiamo capito che l’universo si sta espandendo sempre più velocemente.

Come gli astronomi immaginano il Big Crunch.
Credit: Wikipedia (CC BY-SA 3.0) https://it.wikipedia.org/wiki/Big_Crunch#/media/File:Big_crunch.png

Il Big Crunch, spiegato

L’ipotesi che sta dietro al Big Crunch sostiene che se la forza di gravità di tutta la materia ed energia dell’universo dovesse diventare incredibilmente grande, potrebbe fermare l’espansione dell’universo stesso e perfino invertirla. A quel punto l’universo si contrarrebbe e tutta la materia ed energia verrebbero compresse in una singolarità gravitazionale. Impossibile dire cosa accadrebbe in seguito, perché anche il tempo si fermerebbe in questa singolarità. Il problema, qui, è che non è possibile conciliare il Big Crunch con il secondo principio della termodinamica.

Questa teoria non esclude però la possibilità che il Big Bang fosse preceduto da un Big Crunch di un universo precedente. Se ciò si dovesse verificare in modo ciclico, l’universo sarebbe oscillante, come sostengono alcuni cosmologi. Potrebbe cioè consistere in un’infinita sequenza di universi finiti, ognuno dei quali iniziato con un Big Bang e finito con un Big Crunch. In questo caso sarebbe però inutile distinguere fra Big Bang e Big Crunch, perché parleremmo di singolarità ricorrenti.

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