​Il vulcano etiope rompe una calma durata 12.000 anni: è la sua prima eruzione confermata e documentata

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​Dopo millenni di sonno, il vulcano Hayli Gubbi, situato nella regione desertica di Afar in Etiopia, ha ripreso la sua attività. Questo evento è considerato straordinario dagli esperti perché interrompe un periodo di inattività che risale all’Olocene, segnando la prima eruzione confermata del vulcano in oltre 12.000 anni. Non si tratta di una semplice colata lavica, ma di un risveglio che sta offrendo dati preziosi e preoccupanti sul comportamento dei sistemi vulcanici dormienti nella Rift Valley.

Eruzione del vulcano Hayli Gubbi, Etiopia. (Crediti: Space Tracker)

​Una colonna di cenere monitorata dallo spazio

La fase eruttiva si è distinta per una violenta espulsione di materiale. I satelliti, inclusi quelli della missione Copernicus Sentinel-5P, hanno tracciato una colonna di gas e cenere che ha raggiunto un’altitudine di circa 14 chilometri. A questa quota, le particelle entrano nelle correnti atmosferiche superiori che sono capaci quindi di trasportarle su grandi distanze.

I modelli di dispersione indicano che la nube ha attraversato il Mar Rosso raggiungendo i cieli di Yemen e Oman. Le autorità aeronautiche internazionali e locali, data la situazione, mantengono un monitoraggio costante per aggiornare le rotte in tempo reale e prevenire danni ai velivoli.

L’anomalia geologica del vulcano

L’evento ha sorpreso la comunità scientifica per la tipologia del vulcano. L’Hayli Gubbi è un vulcano a scudo, per i non esperti, un vulcano a scudo è come un enorme scudo rovesciato fatto di lava fluida che scorre lentamente, un po’ come i vulcani che vediamo nelle scene di Jurassic Park quando esplodono in modo relativamente calmo e continuo, con lava fluida, non con violente esplosioni.

L’attuale attività esplosiva fa capire invece che il magma sottostante abbia subito cambiamenti chimici significativi durante il suo lungo “silenzio”, accumulando gas e pressione. La vulcanologa Arianna Soldati ha evidenziato come la “pausa” prolungata non sia “sinonimo di estinzione dell’attività“, ma spesso mascheri una lenta ricarica magmatica.

La nuova morfologia di Hayli Gubbi, il prima e il dopo l’eruzione visto da satellite.

Impatti locali e opportunità di studio

Per le comunità della Dancalia, l’eruzione è sia un sfida che un problema. Sebbene non ci siano vittime confermate, la caduta di cenere rappresenta una potenziale minaccia per la salute degli animali e delle riserve idriche, che restano sotto stretta osservazione. Scientificamente, però, l’evento è un’occasione irripetibile: studiare queste ceneri permetterà di comprendere meglio i processi profondi di una delle aree tettoniche più attive del pianeta.

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