Non serve una macchina del tempo per viaggiare nella storia: basta alzare gli occhi al cielo. A causa dei limiti della velocità della luce, osservare le stelle è l’unico modo reale che abbiamo per vedere il passato, ammirando astri che potrebbero essersi spenti secoli fa.
Siete fuori città, naso all’insù, a guardare le stelle. È una scena di pace assoluta. Ma c’è un trucco: quella che vedete non è la realtà di adesso.
La luce ha un limite di velocità finito (circa 300.000 km al secondo). Nello spazio immenso, questo ritardo diventa una macchina del tempo per vedere il passato. La luce della Luna impiega 1 secondo per arrivare a noi. Quella del Sole, 8 minuti. Ma per le stelle, parliamo di anni o secoli,
Il fantasma di Betelgeuse
Prendiamo Betelgeuse, la gigante rossa in Orione. Dista da noi circa 640 anni luce. Questo significa che la luce che vedete stasera è partita quando in Europa c’era il Medioevo. Se Betelgeuse fosse esplosa come supernova oggi pomeriggio, noi continueremmo a vederla brillare tranquilla nel cielo per altri 640 anni.

La mappa ingannevole
Va fatta una precisazione: la maggior parte delle stelle visibili a occhio nudo sono relativamente vicine e vivono a lungo, quindi la probabilità che una specifica stella sia già morta mentre la guardiamo è bassa.
Ma il concetto rimane: il cielo non è una mappa geografica, è una mappa temporale. Se guardiamo oggetti più lontani, come la Galassia di Andromeda (2,5 milioni di anni luce), stiamo guardando un’epoca in cui l’uomo non esisteva nemmeno.
Siamo noi i dinosauri per qualcun altro
C’è un ultimo, “pauroso” corollario a questa regola cosmica: funziona in entrambe le direzioni. Se su un pianeta nella Galassia di Andromeda esistesse una civiltà avanzata che puntasse un telescopio potentissimo verso la Terra in questo istante, non vedrebbe noi. Non vedrebbe le nostre città, internet o la Grande Muraglia Cinese.
La luce che sta arrivando loro adesso è partita dalla Terra 2,5 milioni di anni fa.
Vedrebbero i nostri antenati ominidi, o forse solo una natura selvaggia e incontaminata. Nello specchio dell’Universo, il “presente” è un concetto locale: siamo tutti isolati nella nostra bolla temporale.
Per saperne di più: Ribas, I. et al. (2005). “First Determination of the Distance and Fundamental Properties of an Eclipsing Binary in the Andromeda Galaxy”.
