Sebbene esistano ottimi film di fantascienza senza alieni, Contact offre una nuova interpretazione della classica storia degli umani che incontrano un’altra forma di vita.
Basato sul romanzo di Carl Sagan del 1985, Contact uscì al cinema nel 1997 ed è uno di quei film che, una volta terminati i titoli di coda, lasciano lo spettatore con un bel grattacapo. Quando la protagonista Jodie Foster cerca di scoprire se ci siano altre forme di vita nell’universo, deve confrontarsi con l’eterna diatriba tra scienza e religione e con il dubbio se il suo istinto abbia un significato in questo strano, nuovo mondo. Sebbene Contact non sia un film di cui si parla tanto quanto il classico Alien del 1979, merita comunque di essere visto almeno una volta nella vita. Ha personaggi interessanti, una premessa eccellente e una trama ben strutturata. In questo articolo cercheremo di spiegarne il finale nel modo più chiaro possibile. Mettetevi comodi.
Di cosa parla Contact
Sebbene siano stati prodotti molti altri bei film di fantascienza fra gli anni ’80 e ’90, Contact è rimasto memorabile grazie anche alle interpretazioni degli attori principali, Jodie Foster e Matthew McConaughey. In breve: un’astronoma intercetta un segnale dallo spazio e lotta per dimostrarne l’origine extraterrestre. Alcuni spettatori potrebbero pensare che il film dimostri definitivamente che c’è vita là fuori, altri potrebbero sostenere che i veri alieni siamo noi. Il fatto che Contact non fornisca risposte semplici definitive è senz’altro positivo e rende il finale più incisivo. Contact, fra l’altro, usa il cliché fantascientifico “gli umani sono i veri mostri” perché alcune delle persone per cui lavora Ellie sono avide e senza scrupoli. Credono che la scienza conti più della fede perché vogliono fare più soldi, puntando solo a risultati logici e soddisfacenti. Ellie (Foster) è un personaggio forte e intelligente che crede in se stessa anche quando gli altri non ci credono.
Come finisce Contact
Nel finale di Contact, dopo aver vissuto un’esperienza che sembra un viaggio attraverso un tunnel spazio-temporale e un incontro con un’intelligenza extraterrestre che assume l’aspetto di suo padre defunto, Ellie si ritrova nella capsula, apparentemente senza che sia accaduto nulla. Per gli osservatori esterni il viaggio è durato solo pochi secondi, mentre per lei sono passate circa 18 ore. Davanti alla commissione del Congresso, Ellie chiede di essere creduta. Ammette di non poter dimostrare scientificamente ciò che ha vissuto, ma sostiene che l’esperienza è stata reale. Il film lascia volutamente in sospeso l’esistenza degli alieni, che non vengono mai mostrati apertamente e non appaiono ostili. Palmer Joss le confida di crederle, suggerendo una possibile continuità del loro legame. Ellie può tornare al lavoro che ama, e questo rappresenta una forma di vittoria personale. Il finale di Contact è aperto e riflessivo, e invita lo spettatore a interrogarsi su cosa sia davvero accaduto e sul rapporto tra fede, esperienza personale e conoscenza scientifica.
Per saperne di più:
- Guarda il film su Prime Video.
