Scienziati scoprono l’interruttore cerebrale del dolore cronico e come il cervello possa spegnerlo da solo.

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Maria, 42 anni, convive da tre anni con dolore alla schiena dopo un incidente. I tessuti sono guariti, ma il dolore continua a limitarle la vita. Come Maria, circa una persona su cinque nel mondo soffre di dolore cronico, una sensazione che persiste anche quando la lesione originale è scomparsa. Fino a poco tempo fa, i meccanismi cerebrali alla base di questo dolore erano un mistero.

L’8 ottobre 2025, Nature ha pubblicato uno studio guidato da Nicholas Betley (Università della Pennsylvania) e Ann Kennedy (Scripps Research Institute) che ha individuato un gruppo di neuroni nel nucleo parabrachiale, una piccola struttura del tronco encefalico, che agisce come un vero interruttore del dolore cronico.

Il nucleo parabrachiale: centralino del dolore

Il nucleo parabrachiale riceve segnali da tutto il corpo, dolore, temperatura, pressione, e li trasmette a regioni cerebrali responsabili della percezione cosciente, come amigdala e corteccia insulare. Al suo interno, Betley e colleghi hanno scoperto neuroni dotati di recettori Y1R, che rispondono al neuropeptide Y (NPY), un segnale cerebrale chiave. Nei modelli murini, questi neuroni si attivano dopo uno stimolo doloroso e rimangono accesi settimane o mesi, anche quando la lesione è guarita. Questo mantiene attivo il dolore persistente, distinto dal dolore acuto che protegge da lesioni immediate.

Scoperto l'interruttore cerebrale del dolore cronico

Accendere e spegnere il dolore: prove sperimentali

Per confermare il ruolo causale dei neuroni Y1R, i ricercatori hanno usato optogenetica e chemogenetica, tecniche che permettono di attivare o disattivare specifici neuroni con precisione. Stimolando artificialmente i neuroni Y1R, i topi mostrano comportamenti tipici del dolore: ritrazione della zampa e postura protettiva. Bloccandoli, il dolore persistente diminuisce senza influenzare la risposta al dolore acuto, preservando la funzione protettiva necessaria.

Fame, sete e paura: il dolore può essere spento naturalmente

Sorprendentemente, i topi con dolore cronico hanno mostrato una riduzione marcata della sensazione dolorosa quando affrontavano bisogni urgenti: privazione di cibo o acqua ed esposizione all’odore di predatore. In questi casi, neuroni in altre aree cerebrali rilasciano neuropeptide Y, che viaggia fino al nucleo parabrachiale e inibisce i neuroni Y1R. Il cervello dà così priorità alla sopravvivenza immediata rispetto al disagio cronico.

Come sintetizza Ann Kennedy: “Il dolore è molto più malleabile e viene modificato dalle nostre esperienze e dai nostri bisogni”. Questo meccanismo endogeno rappresenta un sistema naturale di analgesia selettiva.

Tre vie verso terapie mirate

La scoperta apre tre possibili approcci terapeutici:

1. Farmaci antagonisti Y1R per spegnere l’attività cronica dei neuroni.

2. Somministrazione di neuropeptide Y o analoghi per attivare il sistema endogeno di controllo del dolore.

3. Neuromodulazione mirata, come stimolazione cerebrale profonda, per modulare i neuroni Y1R in casi resistenti.

A differenza degli oppioidi, queste strategie mirate permettono di eliminare il dolore cronico senza compromettere la capacità di percepire il dolore acuto e proteggersi da lesioni.

Verso il paziente

Il passo successivo è verificare se questi circuiti esistono negli esseri umani. Tecniche di imaging funzionale ad alta risoluzione combinate con traccianti specifici per Y1R potrebbero confermare l’attività dei neuroni nei pazienti con dolore cronico, aprendo la strada a terapie personalizzate e sicure. La scoperta di Betley e Kennedy cambia radicalmente il paradigma: il dolore cronico non è più considerato solo dolore acuto che non passa, ma un circuito neuronale separato, con meccanismi propri e possibilità di intervento mirato. Come sottolinea Betley: “Il dolore è nella tua testa. Ma è molto reale”. In un momento in cui la scienza continua a fare grandi passi in avanti in medicina, comprendere e modulare questi circuiti potrebbe finalmente liberare milioni di persone da anni di sofferenza.

Fonte primaria consultabile:

Brain area linked to chronic pain discovered — offering hope for treatments (NATURE)