Proseguiamo il nostro discorso sulla mitologia: scopriamo quale mito si cela dietro la costellazione di Ofiuco!

Secondo la suddivisione dei segni zodiacali la costellazione di Ofiuco si inserisce tra lo Scorpione e il Sagittario, nell’arco di tempo che va dal 30 novembre al 17 dicembre. Nella tradizione, chi nasce sotto il segno di Ofiuco possiede saggezza, ama la natura, combatte per difendere le proprie idee, ha pazienza e capacità d’ascolto.

Asclepio e Glauco

La costellazione di Ofiuco era già stata menzionata da Tolomeo. Essa è rappresentata da un uomo che stringe con la mano destra la coda di un serpente e con la mano sinistra la testa del rettile che gli si è avvolto attorno alla vita (Ofiuco deriva dal greco Ὀφιοῦχος, tradotto in latino anguitenens, ovvero “colui che tiene il serpente”) ed è associata a vari personaggi della mitologia greca. Comunemente Ofiuco viene riconosciuto in Asclepio (che i latini chiamarono Esculapio). Asclepio, secondo uno dei miti più diffusi nell’antica Grecia, era figlio del dio Apollo Coronide. Apollo fu colto da immenso amore per la giovane tanto che al primo approccio del dio, la fanciulla restò incinta. Apollo, però, fu richiamato urgentemente a Delfi senza aver avuto l’opportunità di rimanere con l’amata per parlarle e condividere con lei momenti di intimità; affidò ad un uccello dal candido piumaggio, la cornacchia, l’incarico di assistere e sorvegliare Coronide e partì promettendo un rapido ritorno. Coronide, durante l’assenza di Apollo, conobbe un giovane mortale, Ischys, di cui si innamorò al punto di accettare la sua proposta di matrimonio. 

Ofiuco
La costellazione di Ofiuco. Credit: Stellarium

La cornacchia allora volò a Delfi da Apollo per metterlo al corrente dell’accaduto, ma questi, che già conosceva la verità, si adirò contro l’uccello perché non aveva impedito che Ischys avvicinasse Coronide, accecandolo col suo becco ricurvo. Per infliggergli una punizione tramutò le sue penne da candide a nere e così rimasero per tutti i suoi discendenti. Contemporaneamente Artemide, la sorella di Apollo, con la quale il dio si era lamentato di quanto accaduto, per salvare l’onore del fratello uccise Coronide scagliandole addosso un’intera faretra di frecce, poi la gettò su un rogo, mentre Ischys fu ucciso da Zeus con una folgore. Mentre Coronide bruciava sulla pira, Apollo, preso dal rimorso, con l’aiuto di Ermes, strappò dalle sue viscere il bimbo prima che le fiamme ne consumassero il corpo.

L’ammasso globulare M10 visibile nella costellazione di Ofiuco. Credit: Till Credner und Sven Kohle, Observatorium Hoher List

Il bambino, Asclepio, fu affidato al centauro Chirone, che lo educò alla medicina, alla chirurgia, ed allo studio dei farmaci, al punto che scoprì un rimedio per risuscitare i morti. Ade, temendo che la sua scoperta potesse sconvolgere l’ordine dell’universo, lo fece folgorare da Zeus. Poi, pentitosi, lo fece risuscitare ponendo la sua immagine tra le stelle con un serpente tra le mani. Il serpente è giustificato mitologicamente da un secondo mito. Un giorno il piccolo Glauco, figlio di Minosse, cadde in un otre colmo di miele mentre inseguiva un topo e morì soffocato nella dolce ambrosia. Fu chiamato Asclepio che mentre esaminava il corpo esanime del fanciullo, fu attaccato da un serpente, ma subito il medico lo uccise con un bastone. Immediatamente comparve un secondo serpente che recava tra le fauci un’erba che lasciò cadere sul capo del compagno morto. Subito il rettile si rianimò e si allontanò con l’altro lasciando in terra la miracolosa erba. Asclepio, prontamente, la raccolse e la pose sul capo del piccolo Glauco riportandolo in vita. Da allora il serpente divenne sacro ad Asclepio e quando questi morì e fu portato in cielo fra le costellazioni, per una giusta gloria per il suo operato in vita, anche l’animale condivise con lui l’onore dell’immortalità. 

Un’altra rappresentazione della costellazione di Ofiuco

Il mito dei rettili sarebbe comunque più antico, grazie alle caratteristiche farmacologiche del proprio veleno che, usato in piccole dosi, ha proprietà terapeutiche. Il serpente anticamente era già consacrato al culto delle Dee Madri ed alla Lunaed è simbolo della prevalenza della Luna rispetto al Sole durante il semestre invernale.

Le varianti del mito

Secondo una variante del mito, la dote di ridare la vita ai defunti fu data ad Asceplio da Atena. Egli aveva restituito la vita a così tanti morti da destare il malcontento di Ade, dio degli inferi, che si vedeva sottrarre le anime dei defunti sue per diritto. Ade si rivolse a Zeus, il quale scagliò una folgore contro Asclepio incenerendolo. A questo punto fu Apollo a sdegnarsi per l’ingiusta morte data a suo figlio. Zeus, per ridurre la sua collera, non potendo ormai fare di più, portò Asclepio fra gli astri rendendolo in tal maniera immortale e gli diede come compagno un serpente, poiché era considerato un animale dotato di facoltà terapeutiche e rigenerative. 

Secondo Igino, invece, Ofiuco sarebbe Ercole che uccide, sulle rive del fiume Sagaris, un serpente che faceva strage della popolazione e devastava i campi coltivati. Per ricompensa la regina di quelle terre, Onfale, lo riempì di doni e pregò Zeus, cui era molto devota, affinché lo premiasse anch’esso; Zeus accolse la supplica e incastonò l’eroe fra le stelle nell’atto di strangolare il tremendo rettile. 

La nebulosa Pipa visibile nella costellazione di Ofiuco. Credit: ESO/Yuri Beletsky

Un’altra versione, infine, identifica Ofiuco con Carnabone, re dei Geti, abitanti della Tracia. Costui aveva accolto nel suo regno Trittolemo, figlio dei regnanti di Eleusi ma allevato da Demetra, dea delle messi, la quale gli aveva assegnato il compito di insegnare agli uomini le nozioni necessarie per la coltivazione del grano. Per far ciò il giovane si serviva di un carro trainato da due draghi col quale percorreva la terra per raggiungerne ogni angolo abitato. Un giorno Carnabone decise di eliminare Trittolemo considerandolo pericoloso per il suo regno e ordinò di uccidere uno dei due draghi mentre col carro attraversava una regione scoscesa. Demetra, che vigilava sulla vita del suo pupillo, lo soccorse proprio nel momento in cui stava per essere schiacciato dal suo stesso carro che si era ribaltato durante la corsa. Per questa empietà, la dea, dopo aver sostituito il drago morto e ricollocato Trittolemo sul carro nuovamente attivato, scagliò il re fra le stelle condannandolo a lottare perennemente con un drago ponendolo, così, in un perpetuo supplizio.

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