La scelta di Hasselblad per le missioni spaziali. Ecco la fotografia spaziale

Hasselblad e NASA iniziano la loro avventura insieme nel 1962 durante il programma Mercury. L’astronauta NASA, appassionato di fotografia, Walter Schirra usava regolarmente una Hasselblad 500C con un obiettivo Planar f / 2.8, 80mm. Schirra suggerisce alla NASA di utilizzare una Hasselblad per fotografare lo spazio, visto che il precedente modello di fotocamera ( una 35 millimetri) non era all’altezza delle aspettative.

La NASA si decide ad acquistare alcune fotocamere 500C.

Si comincia a togliendo tutto il superfluo, che include la rimozione del rivestimento in pelle, dell’otturatore ausiliario, dello specchio riflesso e del mirino. Viene modificato il caricatore della pellicola per arrivare a 70 esposizioni anziché le consuete 12.

Per finire una vernice esterna nero opaco per minimizzare i riflessi nella finestra dell’orbiter. La prima Hasselblad si trova a bordo di Mercury 8 (MA-8) nell’ottobre 1962.

HASSELBLAD 500C  la prima versione per lo spazio.

La prima EVA

Durante la missione Gemini IV nel 1965 è realizzata la prima passeggiata spaziale di un astronauta statunitense.  James A. McDivitt, comandante della missione, scatta una serie di foto del suo collega che cammina nello spazio, Edward H. White. Queste immagini faranno il giro del mondo, le famose foto “quadrate” 6 x 6 di Hasselblad.

Fotografia di EDWARD H. WHITE A GRAVITÀ ZERO, 1965
Credit: NASA

ASSENZA DI GRAVITÀ E TEMPERATURE ESTREME

Le foto dello spazio sono davvero sorprendenti per la qualità dei colori e dettagli. Le camere dovevano funzionare perfettamente nelle condizioni più estreme, dai 120 ° C al sole fino ai -65 ° C all’ombra. Tutto questo in assenza di gravità, una sfida probante per chiunque.

SULLA LUNA

Dopo i successi con Mercury e Gemini, Hasselblad deve prepararsi alla sfida più grande, documentare lo sbarco umano sulla Luna. Non è più sufficiente adattare una macchina commerciale togliendone il superfluo, ci vuole un progetto nuovo e all’altezza di cotanta impresa. Viene realizzata una Hasselblad Data Camera (HDC) argentata con piastra Réseau, dotata di obiettivo Zeiss Biogon 60mm 5.6 / 5.6, per fare le prime fotografie, sarà fissata nel petto di Armstrong.

La fotocamera HDC per la Luna
Credit: NASA

Le prime con avanzamento elettrico della pellicola

Una seconda fotocamera elettrica Hasselblad nera (HEC) con un obiettivo Zeiss Planar 80mm ƒ / 2,8 è utilizzata per scattare dall’interno del modulo lunare Eagle . L’HDC non era mai stata testata nello spazio prima. La prima fotocamera Hasselblad usata per scattare sulla superficie lunare era questa argentata, con motore elettrico, banale oggi, ma al tempo era il futuro.

La Hasselblad HEC usata per le foto dentro le capsule spaziali.

Funzionando perfettamente nelle condizioni estreme della superficie lunare, l’HDC ha prodotto alcune delle fotografie più iconiche della storia.

Una delle fotografie più emblematiche del ventesimo secolo, l’uomo sulla Luna
Credit: NASA

Abbandonata sulla Luna

Dopo aver funzionato a dovere, in quel fatidico 21 luglio 1969, la HDC 500 viene abbandonata sulla Luna. Rimuovendo ovviamente i caricatori con le pellicole, entrambe le telecamere con obiettivi sono state lasciate sulla Luna, sembra incredibile, ma erano considerate peso superfluo, che poteva essere rimpiazzato da rocce lunari.

Alla fine del programma Apollo, un totale di dodici corpi macchina furono lasciati indietro sulla superficie lunare.

Come resistere ad un ambiente cosí ostile?

Come facevano le pellicole a “sopportare” gli sbalzi di temperatura estremi e le radiazioni solari? Nel vuoto dello spazio il calore non si propaga per conduzione, ma per irradiazione, ossia: non c’è aria o altri gas che possano trasmettere il calore o il freddo estremo.
Le pellicole erano dentro il caricatore che non aveva nessuna pressurizzazione (troppo complicato, inutile e costoso), e quindi nessuna irradiazione diretta, principalmente se ne stavano più al freddo che al caldo. Una credenza consolidata parla di sbalzi da +100 a -100 gradi centigradi sulla Luna, vero in parte: sulla Luna abbiamo 14 giorni di luce e 14 di ombra, per le missioni si sceglievano i momenti in cui il Sole era basso all’orizzonte, quindi i raggi colpivano obliquamente la superficie, con temperature generate ben al di sotto dei +100/-100.


Le pellicole in se erano davvero speciali, realizzate dalla Kodak appositamente, tenendo conto della necessità “spaziale” del caso, usavano materiali più stabili a variazioni di temperatura, e con trattamenti superficiali mirati a evitare possibili fenomeni di elettricità statica per sfregamento e incollaggio, ma niente di fantascientifico, solo accorgimenti. Anche le radiazioni misurate non avevano nessun valore tale da pregiudicare le pellicole.

Kodak Panatomic-X (B&N grana fine, 80 ASA) Kodak Ektachrome SO-68 – SO-121
Kodak 2485 ( colore 16000 ASA.

Particolare del vetro con le croci su cui poggiava la pellicola.

Un’attenzione speciale fu data agli ingranaggi delle camere, che rimasero originali, ma ricevettero una lubrificazione speciale, niente di fantascientifico appena un tipo di olio con caratteristiche di viscosità meglio adattate all’uso speciale in questione.

Ma non si vedono le stelle

Eh beh…. questa è una domanda, anzi, un tormentone che non finirà mai. Risponderò con alcuni esempi, visto che non se ne può più di spiegare la causa fisica del fenomeno.

Foto notturna con esposizione dedicata al panorama.

Le vedete le stelle?

No ovviamente, troppo fioche per contrastare l’illuminazione urbana.

Stessa immagine ma con esposizione dedicata al cielo.

Adesso si vedono?

Poche ma ci sono, però il soggetto principale è sovraesposto, chi fa fotografia lo sa bene come funziona.

Bruce McCandless -1984 STS-41-B

E questo Signore qui sopra?

Si sono dimenticati anche 15 anni dopo??? Dove sono le stelle??? Questo per farvi vedere che la verità, di solito, è più semplice e credibile alle mille storie di complotti contro l’umanità intera, basterebbe informarsi bene.

Fotografia dello Shuttle in orbita

Per finire…. le stelle ci sono sempre, si vedono se lo strumento di ripresa è regolato per vederle, ci sono migliaia di foto fatte in orbita terrestre, e in quasi tutte non si vede una stella manco a pagarla, per il fatto che il protagonista, nel caso della foto sopra, è lo Space Shuttle.

Nessun trucco… nessun inganno…

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