I frammenti riportati dalla Luna mostrano una firma dello zolfo diversa da quella della Terra. Cosa ci dicono davvero sulla sua origine?

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Per oltre cinquant’anni sono stati conservati in contenitori sigillati sottovuoto, preservati intatti dal dicembre 1972, quando gli astronauti della missione Apollo 17 li prelevarono dalla superficie lunare, in una capsula del tempo che ha richiesto, va detto, una notevole dose di pazienza da parte dei curatori. Apollo 17, fu l’ultima missione umana sulla Luna.

Fu anche la prima e unica missione con a bordo un geologo professionista, Harrison Schmitt, la cui presenza permise una raccolta mirata dei campioni (a dimostrazione che mandare uno scienziato lassù è sempre un’ottima idea), in particolare nella valle di Taurus-Littrow.

L'Apollo 17 è riuscito a svelare un nuovo segreto della Luna?
Harrison Schmitt recupera campioni lunari.

L’impiego della spettrometria di massa a ioni secondari (NanoSIMS) ha permesso di analizzare con una precisione senza precedenti i campioni conservati, rivelando variazioni isotopiche finora invisibili. Il NanoSIMS permette di analizzare campioni microscopici con risoluzione enorme, rilevando variazioni che erano totalmente fuori dalla portata delle tecniche utilizzate durante le missioni Apollo, in un’epoca in cui, precisiamo, i computer di bordo avevano meno memoria di un qualunque smartphone di oggi.

Un team di ricerca della Brown University, guidato dal professor Alberto Saal e dal ricercatore James Dottin, ha sfruttato questa tecnologia per esaminare la composizione atomica dei materiali senza alterarne l’integrità.

Dottin e il coautore Brian Monteleone mentre analizzano i dati della spettrometria di massa a ioni secondari dei campioni di Luna di Apollo 17.
Dottin e il coautore Brian Monteleone mentre analizzano i dati della spettrometria di massa a ioni secondari dei campioni Apollo 17. (Crediti: Brown.edu)

​I vetri arancioni e la “firma” sbagliata

L’attenzione del team si è spostata su dei minuscoli cristalli di vetro vulcanico arancione: in pratica, gocce di magma “congelate” all’istante durante antiche esplosioni. Al loro interno c’è lo zolfo-33, un isotopo che funziona letteralmente come una scatola nera. Le analisi dicono che la composizione chimica di questi vetri è molto diversa da quella terrestre, dettaglio importante, perché suggerisce che la nascita della Luna è stata molto più caotica di quanto ci piaccia pensare.

​Il “tamponamento” primordiale

Tutto ruota attorno alla teoria del Grande Impatto, secondo cui la Luna nacque circa 4,5 miliardi di anni fa dallo scontro tra la Terra e un protopianeta, ovvero Theia, un “tamponamento” cosmico di violenza inimmaginabile. Questa teoria, proposta da Hartmann e Davis nel 1975, è oggi quella più solida ma probabilmente aveva un punto debole.

Fino a ieri, infatti, pensavamo che l’impatto avesse “mischiato” tutto alla perfezione, rendendo Terra e Luna chimicamente gemelle. Questo nuovo studio invece ci dice il contrario, ci dice che c’è qualcosa di diverso da quello che pensavamo, ma cosa?

L'Apollo 17 è riuscito a svelare un nuovo segreto della Luna?

La nascita della Luna: l’immagine mostra l’urto cosmico tra la Proto-Terra e Theia.

Saal e Dottin mettono sul tavolo due ipotesi, la prima è che quella firma chimica diversa potrebbe appartenere proprio a Theia, se così fosse, avremmo trovato per la prima volta un pezzo “originale” del corpo che ci ha colpito, rimasto intatto senza sciogliersi del tutto nel mantello terrestre.

La seconda pista riguarda il clima, ed è sicuramente la più avventata ma curiosa, perchè si parla quindi di aria sulla Luna, anche se per poco. Si ipotizza che appena nata, la Luna avesse una sua atmosfera temporanea. In questo scenario, i gas dei vulcani sarebbero stati “cotti” dai raggi ultravioletti del Sole per poi ricadere al suolo, creando quell’anomalia che oggi abbiamo trovato nei vetri.

​A cosa serve saperlo oggi? In attesa di Artemis

È chiaro come non si tratti solo di archeoastronomia, perchè ora come ora, queste scoperte sono essenziali per il futuro. Il programma Artemis punta a riportare esseri umani lassù entro il 2026 (ritardi tecnici e budget permettendo, s’intende). Capire esattamente di cosa è fatto il suolo lunare, zolfo compreso, è fondamentale se vogliamo costruirci sopra delle basi o proseguire gli studi, invece di limitarci al semplice turismo privato spaziale.

Per saperne di più:

With new analysis, Apollo samples brought to Earth in 1972 reveal exotic sulfur hidden in Moon’s mantle.