Un nuovo studio rivela che il riscaldamento globale non colpisce solo la superficie, ma penetra anche negli abissi dell’Artico.
Non è la solita immagine dell’orso polare sul ghiaccio che si assottiglia sotto il sole. Il vero cambiamento dell’Artico oggi è invisibile e si muove silenzioso a oltre duemila metri sotto la superficie. Siamo abituati a pensare che il calore colpisca solo dall’alto. Invece, uno studio pubblicato su Science Advances ha confermato uno scenario diverso: l’oceano profondo si sta scaldando, e il processo è già in atto.
L’intruso salato
Il fenomeno è noto come Atlantificazione. Normalmente, l’Oceano Artico è protetto in superficie da uno strato di acqua fredda e dolce. Tuttavia, l’acqua proveniente dall’Atlantico, più calda e decisamente più salata, sta cambiando l’equilibrio. Essendo più densa, quest’acqua non resta a galla: affonda.
Scivolando sotto lo strato freddo protettivo, l’acqua atlantica trascina il calore verso il basso, portandolo in zone dove per millenni ha regnato una stabilità termica assoluta.

Cosa ci dicono i dati?
Analizzando i rilevamenti nel bacino euroasiatico (Eurasian Basin), i ricercatori hanno scoperto che la temperatura tra i 2.000 e i 2.600 metri di profondità è aumentata a un ritmo di circa 0,020 °C per decennio nel periodo 2000–2022.
Può sembrare un’inezia, ma per un ambiente che dovrebbe rimanere gelido e immutato per secoli, è un segnale rilevante. I modelli confermano che questo trend supera quanto previsto dal solo calore geotermico naturale: c’è la firma del cambiamento climatico anche negli abissi.
Un rischio da valutare
La questione aperta è se quel calore resterà laggiù. Le correnti oceaniche e i moti turbolenti potrebbero, in teoria, rimescolarlo verso l’alto.
Se questo dovesse accadere, l’acqua calda attaccherebbe la base della calotta polare anche durante il buio inverno artico.
Naturalmente, non tutti i modelli concordano sui tempi e modi di questa risalita: è un’ipotesi di rischio basata su simulazioni, non una certezza immediata. Tuttavia, ci aiuta a capire che l’energia termica in gioco è molta più di quella che vediamo in superficie.

Uno sguardo al futuro
Il quadro generale è cambiato: il riscaldamento globale non si ferma allo strato superficiale. Ignorare ciò che accade a 2.000 metri di profondità significherebbe avere una visione parziale di come l’intero sistema climatico stia reagendo.
Monitorare e comprendere questi processi è quindi fondamentale per prevedere l’evoluzione della calotta polare e delle correnti oceaniche, con ripercussioni dirette sulla vita di molte specie… e su di noi.. Il riscaldamento Artico è un segnale importante di quanto il nostro pianeta stia cambiando, spingendoci a prendere decisioni più consapevoli e urgenti.
Per saperne di più: Deep Arctic Ocean warming enhanced by heat transferred from deep Atlantic
