Un nuovo studio rivela che il riscaldamento globale non colpisce solo la superficie, ma penetra anche negli abissi dell’Artico.

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Non è la solita immagine dell’orso polare sul ghiaccio che si assottiglia sotto il sole. Il vero cambiamento dell’Artico oggi è invisibile e si muove silenzioso a oltre duemila metri sotto la superficie. Siamo abituati a pensare che il calore colpisca solo dall’alto. Invece, uno studio pubblicato su Science Advances ha confermato uno scenario diverso: l’oceano profondo si sta scaldando, e il processo è già in atto.

L’intruso salato

Il fenomeno è noto come Atlantificazione. Normalmente, l’Oceano Artico è protetto in superficie da uno strato di acqua fredda e dolce. Tuttavia, l’acqua proveniente dall’Atlantico, più calda e decisamente più salata, sta cambiando l’equilibrio. Essendo più densa, quest’acqua non resta a galla: affonda.
Scivolando sotto lo strato freddo protettivo, l’acqua atlantica trascina il calore verso il basso, portandolo in zone dove per millenni ha regnato una stabilità termica assoluta.

L’Artico si sta davvero scaldando fino a 2.600 metri di profondità?
Variazioni annuali della temperatura potenziale nelle acque profonde dell’Artico e del Bacino di Groenlandia. Linee spesse indicano la media; aree ombreggiate mostrano la distribuzione dei dati, escludendo il 15% estremo. (Crediti: ScienceAdvances)

Cosa ci dicono i dati?

Analizzando i rilevamenti nel bacino euroasiatico (Eurasian Basin), i ricercatori hanno scoperto che la temperatura tra i 2.000 e i 2.600 metri di profondità è aumentata a un ritmo di circa 0,020 °C per decennio nel periodo 2000–2022.
Può sembrare un’inezia, ma per un ambiente che dovrebbe rimanere gelido e immutato per secoli, è un segnale rilevante. I modelli confermano che questo trend supera quanto previsto dal solo calore geotermico naturale: c’è la firma del cambiamento climatico anche negli abissi.

Un rischio da valutare

La questione aperta è se quel calore resterà laggiù. Le correnti oceaniche e i moti turbolenti potrebbero, in teoria, rimescolarlo verso l’alto.
Se questo dovesse accadere, l’acqua calda attaccherebbe la base della calotta polare anche durante il buio inverno artico.

Naturalmente, non tutti i modelli concordano sui tempi e modi di questa risalita: è un’ipotesi di rischio basata su simulazioni, non una certezza immediata. Tuttavia, ci aiuta a capire che l’energia termica in gioco è molta più di quella che vediamo in superficie.

L’Artico si sta davvero scaldando fino a 2.600 metri di profondità?
Schema del riscaldamento profondo nell’Oceano Artico. (Crediti: ScienceAdvances)

Uno sguardo al futuro

Il quadro generale è cambiato: il riscaldamento globale non si ferma allo strato superficiale. Ignorare ciò che accade a 2.000 metri di profondità significherebbe avere una visione parziale di come l’intero sistema climatico stia reagendo.

Monitorare e comprendere questi processi è quindi fondamentale per prevedere l’evoluzione della calotta polare e delle correnti oceaniche, con ripercussioni dirette sulla vita di molte specie… e su di noi.. Il riscaldamento Artico è un segnale importante di quanto il nostro pianeta stia cambiando, spingendoci a prendere decisioni più consapevoli e urgenti.

Per saperne di più: Deep Arctic Ocean warming enhanced by heat transferred from deep Atlantic