Artemis II, le missioni per esplorare le lune di Marte, il lancio del satellite PLATO e il pieno inizio della grandiosa survey astronomica LSST sono solo alcuni degli eventi destinati a segnare la ricerca scientifica nel 2026

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Il 2026 si preannuncia come un anno particolarmente ricco per l’astrofisica e l’esplorazione spaziale, con una serie di missioni e osservatori pronti a spingere ancora più in là i confini della nostra conoscenza dell’universo.

Le missioni spaziali

Uno degli eventi più attesi è Artemis II, la prima missione con equipaggio umano verso la Luna dai tempi del programma Apollo. Quattro astronauti della NASA voleranno attorno al nostro satellite a bordo della capsula Orion, in una missione di circa dieci giorni che non prevede l’atterraggio, ma servirà a testare sistemi e procedure in vista dei futuri sbarchi lunari. In parallelo, la Cina lancerà Chang’e-7, una missione altamente ambiziosa diretta verso il polo sud lunare, una regione complessa e ancora poco esplorata, dove si cercheranno tracce di ghiaccio d’acqua e si studieranno i “moonquake”, i terremoti lunari.

Anche Marte sarà al centro dell’attenzione. Il Giappone prevede il lancio della missione MMX (Martian Moons eXploration), che visiterà le lune Phobos e Deimos. L’obiettivo è raccogliere campioni dalla superficie di Phobos e riportarli sulla Terra nei prossimi anni. Un passo cruciale per capire l’origine di queste lune e, indirettamente, la storia del pianeta rosso.

L’astrofisica osservativa

Sul fronte dell’astrofisica osservativa, l’Europa si prepara al lancio del satellite PLATO dell’ESA, progettato per la caccia agli esopianeti. Con 26 camere che monitoreranno oltre 200.000 stelle, PLATO cercherà pianeti simili alla Terra, in particolare quelli che orbitano nella zona abitabile, dove l’acqua liquida potrebbe esistere in superficie. Da terra, invece, il Vera Rubin Observatory, un telescopio rivoluzionario progettato per osservare l’intero cielo australe ripetutamente nel corso di quella che sara` una delle piu` grandi survey astronomiche di sempre (la Legacy Survey of Space and Time, LSST) ininziera` la sua principale fase attivita` scientifica nei primi mesi del 2026. Grazie alla più grande camera digitale mai costruita, da 3200 megapixel, il Vera Rubin scatterà un’immagine ogni 40 secondi, con obiettivi scientifici molteplici e ambiziosi: mappare la materia oscura in tre dimensioni, scoprire milioni di stelle variabili ed supernovae (appena qualche migliaio di supernovae sono state scoperte lungo l’intera storia umana, circa un milione verranno scoperte in appena 10 anni da LSST), e individuare asteroidi potenzialmente pericolosi per la Terra.

Missioni
La sonda indiana Aditya-L1, lanciata nel 2023. Nel 2026 osserverà il Sole durante la sua fase di massima attività. Credit: Indian Space Research Organisation via AP/Alamy

Il Sole sarà inoltre osservato nel suo momento di massima attività grazie alla missione indiana Aditya-L1, che studierà il nostro astro durante il massimo solare, una fase del ciclo undecennale caratterizzata da brillamenti e tempeste solari più frequenti. Questi dati saranno fondamentali non solo per la fisica solare, ma anche per comprendere e mitigare gli effetti del meteo spaziale sulle tecnologie terrestri.

Un 2026 di nuove missioni, nuovi strumenti e nuove domande. Un anno in cui l’umanità continuerà a esplorare lo spazio non solo per andare più lontano, ma per capire meglio il posto che occupiamo nell’universo.

Fonti: