Uno scienziato dell’Università dell’Alaska ha scoperto un metodo per rilevare i siti d’impatto di meteoriti caduti sulla Terra. C’entra il magnetismo delle rocce, ma non solo. Ecco di cosa si tratta.

Potreste pensare che i siti d’impatto di meteoriti e asteroidi siano facilissimi da riconoscere. In parte è così, dato che il nostro pianeta è ricco di giganteschi crateri che rappresentano la prova della caduta di questi corpi celesti sulla superficie terrestre. A volte, però, quelle “cicatrici” si rimarginano, mascherate ad esempio da folti strati di vegetazione, o levigate dagli elementi. Adesso gli scienziati sembrano aver capito come riconoscere il sito d’impatto di un meteorite in base al livello magnetico delle rocce.

I geologi esplorano uno dei siti d’impatto trovati a Santa Fe, nel New Mexico (Usa).
Credit: Gunther Kletetschka

L’impatto degli asteroidi sulla Terra

Immaginate un grosso pezzo di roccia spaziale che si avvicina alla Terra. Questi corpi celesti possono viaggiare anche a 72 chilometri al secondo. Quando entrano a contatto con i gas presenti nell’atmosfera, tendono a rallentare. Il fenomeno chiamato ablazione non è altro che il bagliore che vediamo quando la roccia spaziale viene frantumata a contatto con l’aria.

Quando una di queste rocce spaziali arriva sulla Terra, crea un cono di frantumazione, il cosiddetto cratere da impatto che noi tutti abbiamo visto almeno una volta in tv o nelle foto. Una delle cose più importanti che accadono in questa fase è la formazione di plasma da impatto, un tipo di gas in cui gli atomi vengono letteralmente “rotti” in elettroni e ioni positivi.

Il team che ha analizzato le rocce di Santa Fe, nel New Mexico, ha scoperto che quel plasma avrebbe demagnetizzato le rocce circostanti. Pensate che nel sito di impatto il livello di magnetismo era addirittura dieci volte inferiore al normale. In pratica l’onda d’urto di una meteora intrappola questi granelli di metalli magnetici all’interno delle rocce terrestri. È questo che ha causato l’anomalia magnetica riscontrata in quella zona.

Questa affascinante scoperta potrebbe favorire non solo lo studio geologico della Terra, ma anche quello di altri corpi celesti che si trovano nel sistema solare.

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