La ricerca della vita extraterrestre è l’unica impresa scientifica in cui il successo renderebbe inutile tutto quello che pensavamo di sapere. Siamo davvero sicuri di volerlo?

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Tutte le grandi domande della scienza hanno una caratteristica in comune: quando ottengono risposta, il mondo va avanti. Hubble dimostrò che l’universo si espande e la cosmologia continuò il suo lavoro ma più ricca. Watson e Crick descrissero la struttura del DNA e la biologia accelerò. Ogni risposta apre domande nuove, ma lascia intatto il sistema dentro cui quelle domande hanno un senso. La ricerca della vita extraterrestre funziona però in modo diverso. Se domani Europa Clipper trovasse tracce biologiche inequivocabili sotto la crosta ghiacciata di Europa, la risposta sconvolgerebbe il sistema in cui la domanda è stata posta. La biologia come la conosciamo è costruita sulla vita terrestre. Tutta la teoria evolutiva e le varie scienze si basano quindi sul presupposto che la vita sia così. Un secondo campione indipendente azzererebbe le nostre conoscenze e le riscriverebbe da zero.

Se trovassimo vita nell'universo, non saremmo pronti a capire cosa significa
Un razzo SpaceX Falcon Heavy che trasporta la navicella spaziale Europa Clipper della NASA decolla dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center della NASA. Credit: NASA/Kim Shiflett

Più vicini di quanto sembri

Nell’aprile 2025 il James Webb ha rilevato nell’atmosfera di K2-18b, un esopianeta a 124 anni luce, tracce di dimetil solfuro, molecola che sulla Terra è prodotta quasi esclusivamente dal fitoplancton marino. Il segnale era a 3 sigma, lontano dunque dalla soglia dei 5 che la scienza considera una prova. La comunità scientifica passò le settimane successive a discutere se il metodo fosse solido, ma la domanda su cosa succede il giorno in cui il segnale raggiunge i 5 sigma rimase però fuori dalla conversazione.

Se trovassimo vita nell'universo, non saremmo pronti a capire cosa significa
Rappresentazione artistica dell’esopianeta K2-18b ripreso dal James Webb.

Quello che cambia prima della biologia

La rivoluzione copernicana impiegò un secolo e mezzo per diventare senso comune. Dal 1543, anno in cui Copernico pubblicò il De revolutionibus, al momento in cui l’eliocentrismo smise di essere una posizione pericolosa da sostenere, passarono generazioni. La società in quel caso ebbe tempo di assorbire il cambiamento, senza che nessuno dovesse farlo in diretta davanti al mondo intero, cosa che invece poche settimane fa Donald Trump, ironico da dire ma è realmente accaduto, ha annunciato sui suoi social di voler fare, declassificando migliaia di file su UAP e alieni.

Una conferma di vita extraterrestre arriverebbe, ai giorni nostri, a differenza di quanto avvenne per Copernico, in tempo reale e su tutti gli schermi simultaneamente, in un mondo in cui nessuno ha ancora deciso chi parla per la Terra quando arriva la risposta, o almeno cosa accadrebbe dopo alla nostra società. La Chiesa cattolica ci ha lavorato per 2 decenni, ma gli Stati ancora no. Stiamo costruendo i telescopi più potenti della storia per fare una domanda alla quale non esiste ancora una risposta condivisa. Ma se dovessimo mai trovare vita, saremmo realmente pronti come specie?

Fonti: