Abbiamo capito dove finiscono gli ingredienti biologici prima di arrivare sui pianeti: si assemblano in grandi anelli di zolfo, molto prima che nascano le stelle

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C’è un problema, da anni noto in astrochimica, che riguarda lo zolfo, un elemento, che come ben sappiamo, svolge un ruolo cruciale per la vita sulla Terra. Quando analizziamo i meteoriti e le comete del nostro Sistema Solare, troviamo una grande abbondanza di molecole organiche complesse contenenti zolfo.

Se però guardiamo alle nubi di gas interstellare, dalle quali nascono le stelle e i sistemi planetari, questo elemento sembra sparire o essere presente quasi solo in composti molto piccoli e semplici. Questo problema ha finalmente trovato una soluzione oggi, grazie ad uno studio pubblicato su Nature Astronomy.

Un team di ricerca internazionale, guidato dal Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, assieme al Centro di Astrobiologia spagnolo, ha identificato per la prima volta nello spazio interstellare il 2,5-cicloesadien-1-tione (2,5-CT). Si tratta di una molecola ad anello contenente zolfo, composta da 13 atomi: è la più grande del suo genere mai osservata al di fuori del Sistema Solare.

Trovata una molecola record di zolfo: è l'anello mancante della vita nello spazio
Gli scienziati hanno scoperto la prima molecola ad anello a sei elementi contenente zolfo, nascosta in una nube interstellare: 2,5-cicloesadien-1-tione (2,5-CT).
(Crediti: MPE/NASA/JPL-Caltech)

Il collegamento tra gas e meteoriti

La scoperta è avvenuta puntando i radiotelescopi verso G+0.693-0.027, una nube molecolare situata nel centro della nostra galassia. La presenza di questa molecola specifica è la prova che serviva. ​Il 2,5-CT è strutturalmente molto simile a composti trovati nei campioni di meteoriti caduti sulla Terra, come il tiofenolo, e trovarlo libero nel gas interstellare, suggerisce un percorso evolutivo molto chiaro.

Le reazioni chimiche complesse non avvengono solo sulle superfici planetarie o sugli asteroidi, ma iniziano molto prima, direttamente nelle nubi che formano le stelle. Significa che i mattoni contenenti zolfo sopravvivono al processo di formazione delle stelle, per essere successivamente consegnati ai pianeti tramite comete e asteroidi.

Dalla provetta al telescopio

Identificare questa molecola in mezzo al caos dei segnali radio cosmici, ha richiesto un approccio inverso molto particolare: i ricercatori hanno prima sintetizzato il composto in laboratorio generando una scarica elettrica su del tiofenolo, utizzando spettrometri ad alta precisione, hanno poi potuto registrare la sua firma spettrale.

Solo con questi dati alla mano, si è potuto analizzare le osservazioni dei telescopi IRAM e Yebes in Spagna, trovando una corrispondenza esatta. Questo conferma finalmente, che più che essere scomparso, lo zolfo mancante nelle nubi interstellari si nascondeva in strutture cicliche più grandi, che fino ad oggi non sapevamo ancora come cercare.

Questa scoperta è molto più importante di quanto possa sembrare, perchè sapere che questi precursori biologici sono già lì, pronti nelle nubi molecolari, significa che la vita non ha dovuto aspettare condizioni terrestri particolari per iniziare a “scriversi” (come pensavamo), ma ha invece ereditato i suoi ingredienti fondamentali direttamente dallo spazio, e chissà, quanto ancora resta da scoprire.

Fonte consultata:

A detection of sulfur-bearing cyclic hydrocarbons in space