Tra le galassie possono trovarsi ampi spazi, definiti i Vuoti, che gli astronomi hanno censito e caratterizzato nel corso degli anni.
Nell’immensità dell’Universo si trova un numero inimmaginabile di galassie che, su grande scala, riempiono ogni spazio possibile rendendolo omogeneo e isotropo. Tuttavia, le galassie si trovano comunque a distanze ragguardevoli, lasciando il “vuoto” dello spazio interstellare a dividerle. Se si allarga lo sguardo a scale dove si ottiene un ritratto dell’universo sufficientemente ampio che le singole galassie appaiono come nient’altro che minuscoli punti di luce, allora possiamo notare che in alcune aree lo spazio è più “vuoto” che in altre. In effetti, abbiamo avuto il nostro primo assaggio dei vuoti alla fine degli anni ’70, proprio quando abbiamo iniziato a costruire le nostre prime indagini approfondite dell’universo. Una volta iniziate a disegnare mappe, abbiamo notato i punti in cui le mappe erano vuote. E due diversi team di ricerca avevano trovato i vuoti più o meno nello stesso periodo, anche se solo uno di essi li aveva chiamati Vuoti (l’altro li definì “grandi buchi”).
I Vuoti cosmici

Ci vollero alcuni anni prima che il resto della comunità cosmologica accettasse che i vuoti fossero reali, perché se si nota una lacuna nei dati è abbastanza facile sostenere che forse ci sono stati problemi nelle osservazioni, o forse è stato solo un inganno, come se stessimo osservando uno schema che in realtà non esiste. Ma sondaggio dopo sondaggio continuavano a comparire questi “grandi buchi” e i Vuoti erano destinati a restare.
Quindi i vuoti sono i luoghi in cui non ci sono molte galassie, e sono abbastanza facili da individuare a occhio nudo. Si disegna una mappa dell’Universo e si osserva dove ci sono questi “buchi” tra le galassie. Ai giorni nostri abbiamo anche un’idea molto precisa della loro origine. Quando si allarga lo sguardo a quelle stesse scale ultra-gigantesche, si vedono un sacco di cose interessanti: galassie, filamenti, ammassi e superammassi. La chiamiamo la rete cosmica, ed è come una città scintillante che emerge dall’oscurità.
Ma proprio come ogni città, ha dovuto essere costruita, mattone dopo mattone. La materia per costruire la rete cosmica doveva provenire da qualche parte, e proveniva da quelli che ora sono i Vuoti. Per fare un’analogia si può pensare a Parigi, la città della luce dove la maggior parte degli edifici sono chiari. Il suo unico calcare bianco viene infatti estratto dal sottosuolo. Se avete mai visitato le catacombe, state camminando nella cava sotterranea da cui è stato estratto il materiale che ha creato Parigi. La città della luce sorge dunque su un “vuoto”.
Nel suo piccolo, Passione Astronomia ti aiuta a capire come funziona l’universo. E l’universo funziona meglio se le persone che ne fanno parte sono bene informate: se hanno letto sciocchezze, bugie, veleni, poi va a finire come va a finire. Già ora non è che vada benissimo. Ecco perché è importante che qualcuno spieghi le cose bene. Passione Astronomia fa del suo meglio. Abbonati!
La definizione di Vuoto

Trattando l’argomento dal punto di vista scientifico, dobbiamo però essere molto specifici. Come definiamo il limite di un Vuoto? Il suo confine? Il suo centro? Come possiamo indicare un punto nell’Universo e dire, senza alcun dubbio, che si tratta di un Vuoto? Il sistema utilizzato dagli scienziati si chiama VIDE, che deriva dalla parola francese “vuoto” (il team che l’ha pensato era francese) e che riporta l’acronimo “Vid IDentification and Examination”.
Ci sono infatti molti modi per definire un potenziale Vuoto ma il VIDE utilizza regole molto specifiche che nel corso degli anni si sono dimostrate particolarmente azzeccate:
- È necessario effettuare una raccolta di galassie (o anche una mappa della materia oscura, oppure dei soli ammassi) in cui deve essere tracciata dove si trova la materia
- immagina che questa mappa sia un paesaggio topografico con montagne e valli, dove le montagne equivalgono ai luoghi dove si raccoglie la materia
- immagina di far cadere la pioggia sulla mappa e di guardare i luoghi dove si raccoglie
- i bacini in cui si raccoglie la pioggia sono i Vuoti (valli a bassa densità) e i luoghi che dividono la direzione delle gocce di pioggia sono le creste che li separano
Questo è lo stesso metodo utilizzato per trovare i bacini idrografici. Il metodo è utile perché: funziona automaticamente per qualsiasi tipo di input, non ha parametri personalizzabili, rileva facilmente i Vuoti raccogliendo un insieme di materia e indicandone la posizione, la profondità e l’estensione.
Per saperne di più
- Leggi l’articolo originale su Universe Today
- Leggi il paper scientifico intitolato “VIDE: The Void IDentification and Examination toolkit” pubblicato su Astrophysics Source Code Library
