Uno studio identifica la direzione del cielo da cui è più probabile che arrivino oggetti interstellari, legata al movimento del Sistema Solare nella galassia.

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Un nuovo studio identifica la direzione statistica da cui è più probabile che provengano oggetti interstellari (ISO). La ricerca, guidata da Darryl Seligman (Michigan State University), non si concentra sul rischio d’impatto, che rimane estremamente basso, ma definisce la probabilità di rilevamento. Questo calcolo fornisce ai telescopi una “zona di caccia” prioritaria e molto più efficiente.

Oggetti rari e preziosi

Gli ISO sono asteroidi o comete espulsi da altri sistemi stellari, che attraversano brevemente il nostro. Sono fondamentali perché offrono dati unici sulla composizione chimica di altri mondi. La loro scoperta è però difficile e sporadica. Finora ne abbiamo confermati con certezza solo tre: 1I/’Oumuamua (2017), 2I/Borisov (2019) e il più recente 3I/Atlas (2025). Comprendere da dove è più probabile che arrivino è il primo passo per trovarne di più.

3I/ATLAS, oggetti interstellari (credit : Michael Jaeger)
3I/ATLAS (credit : Michael Jaeger)

L’apice solare

Lo studio ha analizzato la dinamica orbitale del nostro Sistema Solare. L’intero sistema non è fermo, ma si muove ad alta velocità attraverso la Via Lattea. La direzione specifica verso cui stiamo viaggiando è chiamata “apice solare” (solar apex). La ricerca dimostra, attraverso modelli statistici, che è molto più probabile intercettare oggetti che provengono proprio da questa direzione, poiché stiamo “andando loro incontro“. Il modello calcola che il flusso di rilevamento potenziale proveniente dall’apice è quasi quattro volte superiore rispetto alla direzione opposta (l’anti-apice).

Le implicazioni per la ricerca di oggetti interstellari

La direzione dell’apice solare si trova nell’emisfero settentrionale celeste. Lo studio nota inoltre che, a causa dell’inclinazione del piano del Sistema Solare rispetto al piano della galassia, la probabilità di rilevamento è leggermente maggiore per gli osservatori situati a latitudini basse, vicino all’equatore terrestre. Questa informazione è cruciale per i futuri programmi di osservazione.

Sapere dove puntare gli strumenti massimizza l’efficienza. Telescopi ad ampio campo di nuova generazione, come l’Osservatorio Vera C. Rubin, potranno ottimizzare le loro strategie di scansione del cielo, concentrandosi su quest’area ad alta probabilità. Invece di una ricerca casuale, si passa a una ricerca mirata, aumentando drasticamente le possibilità di scoprire e catalogare decine di nuovi ISO nei prossimi anni.

Fonti:

  1. (ScienceAlert): One Part of Earth Is at Higher Risk of Impact by an Interstellar Object
  2. The Distribution of Earth-Impacting Interstellar Objects. (Darryl Z. Seligman, Dušan Marčeta, Eloy Peña-Asensio)