Per studiare Venere la sonda dell’ESA dovrà eseguire una manovra particolare in aerofreno, in modo da rallentare gradualmente e attraversare l’orbita infernale del pianeta.

Per quasi trent’anni Venere è stato un pianeta “dimenticato”. Solo una missione ci si avvicinò, anche se di recente il pianeta è tornato in auge e sono pronte tre nuove missioni spaziali per visitarlo. La missione EnVision dell’ESA, ad esempio, dovrebbe acquisire immagini ottiche, spettarli e radar ad alta risoluzione della superficie del pianeta. Per farlo, però, la sonda (grande come un furgone) dovrà eseguire una manovra speciale in aerofreno per rallentare e abbassare la sua orbita attraverso la bollente atmosfera del pianeta. Il veicolo sfrutterà quindi la resistenza atmosferica per rallentare ed effettuare migliaia di sorvoli di Venere per circa due anni.

Un’illustrazione di EnVision. Credit: ESA/VR2Planets/Damia Bouic

La manovra di aerofrenata

Il veicolo spaziale, secondo le prime indiscrezioni, verrà lentamente catapultato nell’orbita di Venere ad un’altitudine di circa 250mila km. Per effettuare le sue operazioni scientifiche, però, EnVision dovrà scendere a 500 km. “Lanciandola con un razzo Ariane 62 – racconta un ingegnere dell’ESA – non possiamo permetterci tutto il propellente necessario per abbassarne l’orbita. Ecco perché la faremo rallentare grazie ai numerosi sorvoli attraverso l’atmosfera superiore di Venere, finché non ci avvicineremo a circa 130 km dalla superficie“.

Questa manovra di aerofrenata è stata già eseguita da diversi veicoli spaziali anche su Marte. Il Mars Reconnaissance Orbiter e l’ExoMars Trace Gas Orbiter, in particolare, l’hanno usata per correggere e regolare la propria orbita. A differenza di Marte, però, Venere ha una densissima atmosfera. Gli ingegneri dell’ESA stanno verificando che il materiale con cui è protetto il veicolo spaziale possa resistere in sicurezza a questa sorta di “surf atmosferico”.

Riferimenti: Universe Today

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