Uno studio della dinamica di Venere ha osservato come la densa atmosfera del pianeta sia la causa che gli impedisce il blocco mareale con il Sole.

Delle migliaia di esopianeti che abbiamo scoperto, la maggior parte di essi orbita strettamente attorno a stelle nane rosse. In parte ciò è dovuto al fatto che i pianeti con periodi orbitali brevi sono più facili da trovare, ma anche perchè le nane rosse costituiscono circa il 75% delle stelle nella nostra galassia. Questa propensione a pianeti in orbita ravvicinata ha alcune implicazioni piuttosto importanti per i mondi “potenzialmente abitabili”, non ultimo il fatto che la maggior parte di questi pianeti subisca un blocco mareale alla loro stella.
O almeno così si è sempre pensato.

Il blocco mareale può verificarsi quando un corpo più piccolo orbita strettamente attorno a uno più grande, e la nostra Luna è un ottimo esempio. Il periodo orbitale della Luna e il suo periodo di rotazione sono uguali, motivo per cui vediamo solo un lato della Luna dalla Terra. Questo è causato dalle forze di marea della Terra.

L’attrazione della Terra non è uniforme sulla Luna. È un po’ più forte dalla parte della Luna più vicina alla Terra, il che distorce leggermente la forma della Luna. In passato, la Luna ruotava a una velocità diversa rispetto alla sua orbita, il che significa che le forze di marea continuavano a rallentare la sua rotazione. Alla fine, la rotazione della Luna ha rallentato per adattarsi alla sua orbita e la Luna si è ritrovata bloccata marealmente con la Terra.

Simulazione della Luna in orbita attorno alla Terra con la stessa faccia sempre rivolta verso il pianeta a causa del blocco mareale. Credits: NASA’s Scientific Visualization Studio

Lo strano caso di Venere

Qualsiasi pianeta in orbita ravvicinata con la sua stella dovrebbe quindi subire forze di marea simili e restare bloccato da esse. Anche se il pianeta fosse delle dimensioni della Terra e nella zona abitabile della stella, si ritroverebbe con un emisfero infuocato mentre l’altra metà congelato in una notte eterna.

Ma un nuovo studio ha mostrato che il blocco delle maree potrebbe non essere inevitabile.

Esaminando infatti la dinamica di Venere, che è simile alla Terra per dimensioni e composizione ma più vicina al Sole, si è osservato che la sua atmosfera incredibilmente densa potrebbe essere la ragione per cui il pianeta non subisce il blocco mareale.

Mentre la Terra ruota sul suo asse ogni 24 ore, un giorno su Venere è un po’ più complicato.
Venere impiega 225 giorni terrestri per orbitare attorno al Sole, ma impiega 243 giorni terrestri per compiere una rotazione completa del suo asse. Quindi il giorno siderale di Venere è più lungo del suo anno solare. E ruota anche in modo retrogrado, ovvero la direzione della sua rotazione assiale è opposta alla sua direzione orbitale. Per questo motivo, il Sole sorge a ovest e tramonta a est su Venere, e un giorno solare è pari a 117 giorni terrestri.
Questa lenta rotazione è ciò che ti aspetteresti da un pianeta in procinto di subire un blocco mareale, quindi perché non è ancora successo?

Come sottolinea quest’ultimo studio, la resistenza dell’atmosfera venusiana potrebbe essere la chiave.

L’emisfero nord di Venere ripreso dalla sonda Magellan. Credits: NASA\JPL

L’atmosfera di Venere è uno strato denso, composto principalmente da anidride carbonica.
È così caldo e denso che l’anidride carbonica è supercritica. Ciò significa che si comporta come una specie di gas simile a un liquido rispetto, per esempio, alla sottile atmosfera della Terra.
A causa del riscaldamento solare, gli strati superiori dell’atmosfera compiono un giro completo attorno a Venere ogni 4 giorni. A livello della superficie, questo induce una resistenza viscosa sul pianeta che ne accelera leggermente la rotazione.

In altre parole, la densità dell’atmosfera continua a spingere Venere impedendo alla sua rotazione di bloccarsi.

E questo processo potrebbe avvenire su molti esopianeti in orbita ravvicinata.
Piuttosto che mondi bloccati marealmente e suddivisi tra fuoco e ghiaccio, questi pianeti potrebbero essere delle versioni simili a Venere con una rotazione lenta e atmosfere calde e dense.

Man mano che nuovi osservatori come il James Webb Space Telescope ci forniranno viste dettagliate delle atmosfere degli esopianeti, potremmo finalmente scoprire se questa caratteristica di Venere sia un’eccezione oppure una regola.

Riferimenti: Universe Today

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