Il razzo che ci portò sulla Luna

Il Saturn V è stato un razzo a tre stadi, usava combustibile líquido e non era riutilizzabile.

Era destinato principalmente al programma Apollo e, successivamente, allo Skylab.

L’obiettivo lunare

La necessità di arrivare ad avere il Saturn V era dovuta al fatto che Kennedy aveva chiesto, ad inizio anni 60, di portare uomini sulla Luna.

Nessun razzo americano era in grado di affrontare un compito così importante. La maggior parte dei razzi usati per le missioni Mercury e Gemini erano di origine militare, adattati per trasportare una capsula al posto di una ogiva esplosiva.

Le varie versioni

La versione V é la più performante delle altre realizzate, concepite per fare test o portare carichi minori in orbita bassa terrestre.

L'evoluzione del progetto Saturn
L’evoluzione del progetto Saturn
Credit: NASA

Verner Von Braun fu incaricato di risolvere “l’equazione Luna”.
Non avendo esperienze dirette furono ideate varie forme di approccio.

  • L’ascesa diretta, in cui un unico gigantesco razzo, sarebbe andato direttamente sulla Luna.
  • Il sistema EOR (Earth Orbit Rendezvous) che consisteva in vari lanci di piccoli razzi in orbita terrestre, e conseguente costruzione del sistema che sarebbe dovuto andare sulla Luna.
  • Il LOR (Lunar Orbit Rendezvous) che avrebbe portato in orbita lunare una capsula di comando e un piccolo lander per l’allunaggio.
I tre metodi candidati ad arrivare sulla Luna
I tre metodi candidati ad arrivare sulla Luna
Credit: NASA

Fu scelto quest’ultimo metodo, dopo varie discussioni era quello che mostrava il miglior rapporto tra difficoltà di realizzazione e costi di sviluppo.

Il Saturn V era comunque gigantesco, vediamo alcuni suoi numeri :

  • Altezza: 110 metri
  • Diametro maggiore: 10 metri (primo e secondo stadio).
  • Massa a vuoto : 130 tonnellate
  • Massa a pieno carico : 3000 tonnellate.
Saturn V
Credit: NASA

Le prestazioni erano degne delle sue misure, portava 150 tonnellate di carico utile in orbita terrestre, e quasi 50 in orbita lunare.

Per arrivare a certi “numeri” bisognava stravolgere tutto quello che si sapeva in ambito missilistico.

L’architettura del razzo

Doveva essere un missile a tre stadi, con una potenza mai immaginata prima.

Gli stadi del Saturn V

Primo stadio

Denominato S-IC fu costruito dalla Boeing.
Era alto 42 metri, con 10 di diametro, caricava 2000 tonnellate di cherosene e ossigeno liquidi, che venivano bruciati dai 5 giganteschi motori F-1.

Con una spinta di 3500 tonnellate raggiungeva una velocità di 8450 Km/h e 61 km di altitudine, dopo il distacco cadeva nell’oceano.

I 5 motori erano disposti a croce, quello centrale era fisso, e gli altri 4 erano montati su dei martinetti idraulici, che consentivano di guidare il Saturn V, potevano spostarsi fino a 6 gradi sull’asse di direzione.

Uno dei motori F-1
Credit: NASA

Secondo stadio

Denominato S-II era costruito dalla North American Aviation, era incaricato di accelerare il Saturn V negli strati superiori dell’atmosfera, fino a 28000 km/h.

Dotato di 5 motori J-2, bruciava idrogeno e ossigeno liquidi.

Il secondo stadio S-IVB
Credit: NASA

Terzo stadio

Lo stadio S-IVB era costruito dalla Douglas Aircraft Company, ed era dotato di un motore J-2.
Il suo compito era di portare all’orbita terrestre di parcheggio l’equipaggio, e poteva essere riacceso, dopo alcune orbite, per effettuare la TLI (trans lunar injection).

Credit: NASA

Poteva accelerare fino a quasi 11 km al secondo, cioè circa 39000 km/h.

La IBM si incaricò di sviluppare i sistemi di volo e controllo di gestione del razzo. Nulla di simile era mai stato realizzato prima, nuove leghe metalliche, micro circuiti, e molto altro.

Alcune delle tecnologie inventate per andare sulla Luna fanno parte del nostro quotidiano, un esempio?

Il cellulare che tutti noi usiamo e portiamo comodamente in tasca.

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