Secondo il premio Nobel Gerard ‘t Hooft, la casualità non esiste. Ogni nostra scelta era già determinata nelle condizioni iniziali del Big Bang 13.8 miliardi di anni fa

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Hai scelto cosa mangiare stamattina? Hai deciso consapevolmente di cliccare su questo link? Secondo il Superdeterminismo, no. Quelle “scelte” erano già scritte nelle condizioni iniziali dell’universo 13.8 miliardi di anni fa. Sì, miliardi di anni fa è stato “deciso” che oggi avresti letto un articolo di Elia Meleleo su Passioneastronomia. Oggi vi spieghiamo l’ipotesi più radicale della fisica moderna. Una teoria che elimina il libero arbitrio per salvare la logica. L’idea alla base è semplice: l’universo non tira i dadi, è invece un orologio gigante che ticchetta da sempre, e ogni ingranaggio, incluso il tuo cervello, era già posizionato perfettamente al momento del Big Bang. In parole povere: se potessimo riavvolgere il nastro dell’Universo e premere di nuovo play, secondo questa teoria, faremmo tutti esattamente le stesse cose: innamorarsi della stessa persona, fare gli stessi errori, leggere questa frase nello stesso istante.

​La scappatoia di Bell

Per capire, bisogna tornare al lontano 1964. Il fisico John Bell mise la scienza in un angolo: dimostrò che le particelle quantistiche o comunicano istantaneamente (impossibile, violerebbe la relatività) o il caso è reale. Ma Bell aveva lasciato una porta enorme socchiusa senza accorgersene.

Il suo teorema si basava infatti su un presupposto che nessuno osava mettere in discussione: la “libertà statistica“. Bell dava per scontato che lo scienziato, in questo caso lui, fosse libero di scegliere quale misura effettuare, in modo indipendente dalla particella.

Il Superdeterminismo sfonda proprio questa porta dicendo: “e se la scelta della misura e la particella fossero legate fin dall’inizio?”. Non c’è bisogno che le particelle si parlino a distanza se il copione prevedeva già che tu avresti fatto quella domanda specifica, ricevendo quella risposta.

In questa intervista Sabine Hossenfelder spiega, nella maniera più completa possibile, il suo lavoro sulla teoria del Superdeterminismo. Crediti: Canale Youtube di Alex O’Connor.

L’effetto domino

Pensa a un effetto domino su scala universale. La prima tessera in questo caso è caduta 13.8 miliardi di anni fa. Tutto quello che succede ora (il tuo prossimo tocco sullo schermo, il tuo prossimo respiro, il movimento delle stelle), è solo la propagazione inarrestabile di quel primo movimento. In questa visione, non esiste quindi separazione tra osservatore e osservato.
Pensi di aver scelto caffè invece di tè stamattina? No. Lo stato quantistico dei tuoi neuroni, influenzato da una catena causale vecchia come il tempo, ha “deciso” per te. Tu hai solo razionalizzato l’evento a posteriori.

È inquietante vero? Sì, perchè senza libero arbitrio cos’è l’essere umano? Cosa ci resta davvero? È un po’ come nella serie Pluribus, per quanto qui si parli di cose totalmente diverse, dove ogni essere umano appartiene improvvisamente a una mente a sciame: zero libero arbitrio. Quindi per cosa stiamo vivendo?

Il libero arbitrio non esiste? Seconda una teoria la colpa è del Big Bang
Pluribus, la nuova serie Apple TV+, in un modo diverso da quanto spiegato nella teoria, rompe il canone di libero arbitrio. Il meccanismo è diverso, ma il risultato è lo stesso: zero controllo. E se il finale è già scritto, per cosa stiamo lottando?

Perché la scienza “odia” questa teoria sul Big Bang?

Se risolve i problemi della fisica, perché la maggior parte degli scienziati la rifiuta? Perché rende la scienza quasi inutile. Se l’esperimento che fai e il risultato che ottieni sono già collegati in partenza, non stai testando nulla, stai solo eseguendo uno script, un copione già scritto. Inoltre, questa purtroppo è una teoria impossibile da smentire. Qualsiasi anomalia, si potrà sempre dire: “doveva andare così, era scritto nelle condizioni iniziali”.

Eppure, per fisici come Sabine Hossenfelder e il Nobel Gerard ‘t Hooft, è l’unica strada per avere una realtà coerente. Il prezzo da pagare però è quello più alto: ammettere che la tua libertà è un trucco del cervello. Se hanno ragione, ogni parola che hai appena letto era inevitabile.

Non hai scelto di arrivare fino in fondo a questo articolo, non hai scelto l’idea che avrai dopo di esso, nè come trascorrerai la giornata dopo, nè quello schiocco con la lingua che hai fatto poco fa, o la notifica appena ricevuta.

Per saperne di più:

1. ​‘t Hooft, G. (2016). The Cellular Automaton Interpretation of Quantum Mechanics.

2. ​Bell, J. S. (1964). On the Einstein Podolsky Rosen paradox.