In futuro il nostro pianeta potrebbe assomigliare molto a Saturno: i suoi anelli, però, saranno fatti solo di spazzatura. Lo studio del professor Abbott dell’Università dello Utah.

Ci sono 170 milioni di detriti spaziali in orbita attorno alla Terra. La maggior parte sono piuttosto piccoli, ma 23mila di questi sono ben più grandi di una palla da softball e abbastanza preoccupanti per i nostri astronauti in orbita. Non solo i rifiuti spaziali mettono in pericolo il lavoro che viene svolto sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma se ne accumuleranno sempre di più, in futuro, attorno al nostro pianeta. Di solito questa spazzatura spaziale si sgretola a contatto con l’atmosfera, ma questo non sempre accade. Gli scienziati stimano che ogni anno cadano tra i 200 e i 400 detriti sulla superficie della Terra.

Questa immagine della NASA mostra i detriti spaziali in orbita attorno alla Terra. Questo tipo di spazzatura si è accumulata fin dagli inizi dell’esplorazione spaziale, negli anni ’50. Credit: NASA

Magneti contro i detriti spaziali

La spazzatura spaziale è considerata come uno dei tipi di inquinamento con cui avremo più a che fare, nei prossimi decenni. Cresciuta notevolmente dal 1957, attualmente in orbita abbiamo 7500 tonnellate di spazzatura, equivalenti a una mandria di 1100 elefanti che galleggiano sopra le nostre teste. Gli scienziati prevedono che questa mandria continuerà a crescere in modo esponenziale, a meno che non si decida di fare qualcosa a riguardo. Ma come fare per toglierla di mezzo?

Secondo un professore di robotica dell’Università dello Utah, tale Jake Abbott, la Terra è sulla buona strada per avere i suoi anelli. Il problema è che, a differenza di quelli di Saturno, saranno fatti solo da spazzatura. Egli, però, è convinto che l’unico modo per raccogliere questa spazzatura spaziale sia utilizzando i magneti. In fondo questi detriti in orbita sono per lo più metalli, no?

In pratica se si facesse girare un magnete all’estremità di un braccio robotico, si creerebbero delle correnti elettriche e i singoli pezzi di spazzatura potrebbero essere controllati e rallentati. L’idea può sembrare utopica, ma è solo questione di ingegneria: ora occorre costruirli e lanciarli in orbita il prima possibile.

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