Un team internazionale di astronomi ha identificato una nuova classe di nebulose galattiche. Questo tipo di ricerca ci aiuterà a comprendere l’evoluzione delle stelle, ecco perché.

Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a fornire prove dello sviluppo delle stelle, concentrandosi sulla fine della loro vita. Di solito le stelle di grandezza media, dopo aver esaurito tutto il combustibile al loro interno, si gonfiano in giganti rosse. Poiché una buona parte di queste si trova in quella che gli astronomi chiamano fase di stella binaria, ciò influisce e non poco sulla loro morte. Nei sistemi binari, infatti, la parte esterna si gonfia fondendosi come una specie di involucro attorno a entrambe le stelle. Tuttavia, all’interno di questo involucro di gas i nuclei delle due stelle restano separati e seguono la loro evoluzione come stelle indipendenti.

Nebulose galattiche
L’immagine della nebulosa scoperta. Ci sono volute 120 singole esposizioni per ottenere un tempo di esposizione totale di 20 ore. Le immagini sono state scattate nel corso degli ultimi mesi dal Brasile. Credit: Maicon Germiniani.

Le impronte digitali delle stelle

Molti sistemi stellari sono noti per essere i resti di un’evoluzione stellare. Le loro proprietà chimiche e fisiche rappresentano vere e proprie impronte digitali nella comprensione del cosmo. Nonostante ciò, l’involucro sviluppato di un sistema binario e la sua successiva espulsione nello spazio interstellare non erano mai stati osservati in questa forma.

Questa ricerca ci ha permesso di comprendere meglio come si evolvono le stelle nelle ultime fasi della loro vita. Tra l’altro ci hanno anche rivelato che questi fenomeni arricchiscono lo spazio interstellare di elementi pesanti, che sono poi a loro volta importanti per la nascita dei pianeti.

Combinando le osservazioni degli ultimi 20 anni, i ricercatori di Innsbruck hanno potuto escludere si trattasse di una delle nebulose galattiche nate dai resti di stelle morenti. L’enorme estensione di questa nebulosa è diventata evidente con l’aiuto delle misurazioni dei telescopi in Cile. Il diametro della nube principale, pensate, è di 15,6 anni luce, quasi un milione di volte più grande della distanza fra la Terra e il Sole.

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