La missione Artemis 1 è terminata con lo splashdown della Orion nel Pacifico. Il punto sulla missione e cosa dobbiamo aspettarci

La navicella spaziale Orion della NASA è ammarata nell’Oceano Pacifico, a ovest della Baja California, oggi alle 18:40 dopo una missione da record, viaggiando per oltre 2,6 milioni di chilometri su un’orbita intorno alla Luna e tornando sulla Terra, completando la missione Artemis 1. Lo Splashdown è l’ultima pietra miliare della missione Artemis 1, iniziata con il successo del lancio del razzo Space Launch System (SLS) della NASA il 16 novembre, dal Launch Pad 39B del Kennedy Space Center della NASA in Florida. Nel corso di 25,5 giorni, la NASA ha testato Orion nel duro ambiente dello spazio profondo prima di far volare gli astronauti su Artemis 2 (previsto per maggio 2024). Con Artemis 3, poi, ci sarà l’allunaggio.

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Il momento dello splashdown di Orion
Il momento dello splashdown di Orion. Credit: NASA

La missione

Durante la missione, Orion ha effettuato due passaggi ravvicinati lunari, arrivando entro 140 chilometri circa dalla superficie lunare. Alla sua massima distanza durante la missione, Orion ha è arrivata a quasi 430.000 chilometri dalla Terra, per “stressare” intenzionalmente i sistemi prima di far volare l’equipaggio. Prima di entrare nell’atmosfera terrestre, il modulo dell’equipaggio si è separato dal suo modulo di servizio, prodotto dall’ESA (Agenzia spaziale europea). Durante il rientro, Orion ha sopportato temperature circa la metà della superficie del Sole a circa 5.000 gradi Fahrenheit. In circa 20 minuti, Orion ha rallentato da quasi 40.000 km/h a circa 36 km/h per il suo ammaraggio assistito dal paracadute. Nei prossimi giorni, Orion tornerà al Kennedy Space Center dove verranno condotti test ed analisi.

Attraverso  le missioni Artemis, la NASA farà atterrare per la prima volta la prima donna e la prima persona di colore sulla superficie della Luna, aprendo la strada a una presenza lunare a lungo termine e fungendo da trampolino di lancio per gli astronauti sulla strada per Marte. 

Fonte: NASA