Il telescopio spaziale James Webb mostra come materia ordinaria e materia oscura siano legate non solo nella loro distribuzione spaziale, ma anche nella loro evoluzione nel tempo
Non è possibile osservare in modo diretto la materia oscura: non interagisce con la luce, non emette radiazione. Rimane completamente invisibile ai nostri telescopi. La materia oscura, però, interagisce gravitazionalmente con la materia che conosciamo: si può quindi dedurre la sua presenza e la sua distribuzione osservando le strutture galattiche già note.
In passato erano già state realizzate mappe della distribuzione di materia oscura. Ora, grazie a James Webb e alla sua incredibile risoluzione, è stata realizzata la mappa più dettagliata di sempre.
La mappa della materia oscura
L’immagine mostra circa 800.000 galassie, contenute in una porzione di cielo grande due volte e mezzo la dimensione della Luna piena. All’immagine è stata sovrapposta una mappa della materia oscura, in blu, ricavata attraverso i dati di Webb sull’interazione gravitazionale con la materia ordinaria.

Crediti: NASA/STScI/J. DePasquale/A. Pagan
Questa mappa è un ulteriore indizio a favore del modello cosmologico che prevede l’esistenza della materia oscura. La materia oscura, infatti, non spiegherebbe solo il comportamento gravitazionale anomalo di galassie e ammassi di galassie, ma sarebbe anche alla base della formazione delle strutture dell’universo come le osserviamo oggi. Secondo i modelli più accreditati, senza materia oscura non ci sarebbe stata gravità sufficiente per permettere alla materia di addensarsi e arrivare a formare le galassie e gli ammassi di galassie che vediamo.
Il fatto di non poter osservare direttamente la materia oscura è una difficoltà enorme per il suo studio, ma grazie ad analisi come questa ci avviciniamo sempre più alla sua comprensione.
Fonti:
– NASA Reveals New Details About Dark Matter’s Influence on Universe
– An ultra-high-resolution map of (dark) matter
