La sonda spaziale Voyager 2 continua ad esplorare lo spazio interstellare (insieme alla sonda Voyager 1) e compie 45 anni

La sonda Voyager 2, insieme alla sua gemella Voyager 1, è stata lanciata in agosto del 1977. Il loro lancio è stato programmato per esplorare lo spazio al di fuori del sistema solare. Per portarli a cosi grande distanza, gli scienzati hanno sfruttato un’occasione più unica per rara: l’allineamento dei pianeti esterni, che avviene ogni 176 anni. Grazie a questo evento le due sonde sono state in grado di sfruttare le gravità per “lanciarsi” da un pianeta all’altro.

Voyager 2
Concetto artistico di Voyager 2 con 9 fatti elencati attorno ad esso nei primi 41 anni di servizio.
Credit: NASA

Voyager 2: successi nel sistema solare

Rispetto Voyager 1, Voyager 2 si è spinta fino all’osservazione di Nettuno e Urano, un unicum dello scorso secolo. E non si è ancora fermata! Nel 2018 ha superato i confini del sistema solare e adesso sta ancora esplorando uno spazio ancora inesplorato lontano 19 bilioni di chilometri dalla terra.

La sonda Voyager 2 ha avuto nel tempo tanti meriti. Uno dei primi compiti che ha avuto è stato da backup del viaggio di Voyager 1 per le foto di Giove e Saturno. Compito che fortunatamente non ha mai dovuto assolvere grazie alle ottime performance del gemello. Durante il viaggio ha scattato anche nuove foto di questi due pianeti e i loro rispettivi satelliti, scoprendo anche due nuove lune di giove, Thebe e Metis.

Nel 1986 raggiunge quindi Urano, dove grazie le rilevazioni hanno permesso di capire la composizione dell’atmosfera al polo sud (85% idrogeno e 15% elio) e di scoprire fra tante cose, 10 diverse lune. Similarmente a Urano, aveva inoltre scoperto 5 nuove lune di Nettuno.

Un viaggio verso l’infinito

Adesso si prevede che la strumentazione della sonda abbia sufficientemente energia per funzionare fino al 2025, e si troverà a una distanza di circa 18.4 bilioni di chilometri lontano dalla terra. Ma si può assicurare che, finché ci sarà possibilità, esplorerà la via lattea, nella speranza che il suo contributo dia le basi per nuove missioni soaziali di questa portata, come lo è stato per Saturno e Urano.

Immagine di copertina credit NASA/JPL-Caltech

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