L’equilibrio climatico della Terra è una sottile armonia tra l’energia che riceve dal Sole e quella che viene irradiata nello spazio. Grazie ad un sensore montato sulla Stazione Spaziale Internazionale, oggi possiamo misurare questa energia.

Avete mai indossato una maglietta scura in una giornata di sole e sentito il tessuto riscaldarsi rapidamente a contatto con la pelle? La maggior parte delle persone sa bene che i colori scuri assorbono la luce solare, mentre i chiari la riflettono. Pochi, però, sanno, che questo discorso non vale per le lunghezze d’onda non visibili del Sole. Ma andiamo con ordine.

Come il Sole influenza l’equilibrio climatico sulla Terra. Credit: NASA

Il Sole, si sa, è la principale fonte di energia della Terra ed emette questa energia attraverso luce solare visibile, radiazione ultravioletta e radiazione a infrarossi, che noi poi percepiamo come calore. La luce visibile è quella che si riflette su superfici di colore chiaro (come ad esempio neve o ghiaccio), mentre quelle più scure (foreste o oceani) la assorbono. Questa riflettanza, chiamata albedo, è uno dei modi attraverso cui la Terra regola la sua temperatura. Se la Terra assorbe più energia di quella che riflette, si riscalda, mentre se riflette più di quella che assorbe, si raffredda.

Il bilancio energetico della Terra è un delicato equilibrio tra l’energia ricevuta dal Sole e quella irradiata nello spazio.

Come l’energia solare influisce nell’equilibrio climatico della Terra

Non c’è dubbio che le cose si facciano più complicate quando gli scienziati inseriscono in questo mix di dati le altre lunghezze d’onda. In pratica nella parte del vicino infrarosso, superfici come ghiaccio o neve non sono riflettenti, assorbono la luce nel vicino infrarosso nello stesso modo in cui la nostra maglietta scura assorbe la luce visibile.

Ed è qui che entra in gioco un sensore chiamato TSIS-1, montato sulla Stazione Spaziale Internazionale, grazie al quale viene misurata non solo l’irradiazione solare totale che raggiunge l’atmosfera terrestre, ma anche quanta energia arriva ad ogni lunghezza d’onda. Questa misura è chiamata “irragiamento solare spettrale” o SSI. D’altronde il modo in cui si suddivide la quantità di energia a ciascuna lunghezza d’onda ha implicazioni non di poco conto per il clima della Terra.

Tutte queste osservazioni ci aiutano a monitorare l’irragiamento solare totale e a fare un paragone con i modelli climatici del passato. Nonostante questi nuovi dati non alterino in alcun modo il quadro generale del cambiamento climatico, possono però aiutare i modellisti a simulare meglio come l’energia a diverse lunghezze d’onda influenzi i processi climatici, come lo scioglimento del ghiaccio e la chimica atmosferica.

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