Con la scoperta di un numero sempre più alto di corpi celesti, la scienza vuole una definizione ancor più accurata di ciò che rende pianeta un pianeta.

Mentre la corsa allo spazio continua, un team di ricercatori ha detto che la definizione di pianeta andrebbe rivista. In uno studio apparso su Icarus, si è ripercorsa la storia di questa parola. Soprattutto si è fatto notare come è cambiata la definizione di pianeta dai tempi di Galileo al 2006, quando l’Unione Astronomica Internazionale declassò Plutone a pianeta nano. Gli autori dello studio si sono spinti ancor più in là, affermando che l’attuale definizione di pianeta sarebbe radicata nel folklore e nell’astrologia, e che l’IAU dovrebbe revocarla immediatamente.

Plutone fotografato dalla sonda New Horizons. Credit: NASA.

Una storia da riscrivere

I ricercatori sostengono che uno dei requisiti principali che dovrebbe avere un pianeta sia il fatto che esso sia geologicamente attivo e che “ripulisca” letteralmente la sua orbita. In altre parole deve avere la più grande forza di gravità nella sua orbita, senza attraversare quella di nessun altro corpo celeste. Qui torniamo per un attimo al nostro caro Plutone, che perse lo status di pianeta proprio perché influenzato dalla gravità di Nettuno e per il fatto che condividesse l’orbita con gas e oggetti congelati della fascia di Kuiper. Un bel conflitto gravitazionale, insomma, contro il quale nulla hanno potuto gli scienziati affezionati a Plutone.

Il problema diventerà sempre più grande man mano che manderemo nuovi telescopi nello spazio. Questo tipo di tecnologia, infatti, ci consentirà di scoprire una miriade di altri corpi celesti, da qui ai prossimi decenni e bisogna fare chiarezza. Abbiamo buoni motivi per riscrivere la definizione di ciò che rende un corpo celeste, pianeta. Ma dobbiamo farlo adesso, prima di spingerci tanto lontano con il nostro sguardo. La scienza, d’altronde, ci impone di definire correttamente le nuove scoperte per stare al passo con i tempi che cambiano.

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