La Cina ha compiuto un passo decisivo nello sviluppo del proprio sistema di volo umano di nuova generazione: i dettagli
La Cina ha compiuto un passo decisivo nello sviluppo del proprio sistema di volo umano di nuova generazione. L’11 febbraio la capsula Mengzhou (梦舟) ha superato con successo il test di abort in volo, una delle prove più critiche per la sicurezza degli equipaggi, dimostrando di poter proteggere i taikonauti in caso di emergenza durante il lancio.

Il test è stato condotto utilizzando un booster sperimentale Lunga Marcia-10A, decollato dal centro spaziale di Wenchang. Dopo aver raggiunto velocità supersoniche, la capsula ha ricevuto il comando di fuga nel punto di massima pressione dinamica: il sistema di escape ha estratto Mengzhou dal razzo in piena ascesa, mentre i motori del vettore continuavano a funzionare. Una sequenza estremamente complessa, eseguita correttamente e senza anomalie.

Una volta separata, la capsula si è orientata per la discesa, ha sganciato il sistema di escape e ha dispiegato i paracadute, concludendo la prova con un ammaraggio morbido nel Mar Cinese Meridionale. Anche il booster del Lunga Marcia-10A ha completato una discesa controllata, riaccendendo più volte i motori YF-100K per simulare le fasi di rientro e rallentamento previste nei futuri voli riutilizzabili.
In questa prova non è stato tentato il recupero attivo del primo stadio mediante il caratteristico sistema di cattura “a stendipanni” a causa di un problema ad uno dei quattro timoni del primo stadio che ha reso necessaria la disattivazione anche del suo simmetrico. Con solo due timoni, il booster è stato fatto ammarare a pochissima distanza dalla piattaforma di cattura ed è stato successivamente recuperato dalle navi di supporto. In parallelo, però, la piattaforma autonoma Linghangzhe (领航者) ha testato i propri sistemi e il meccanismo di cattura, verificando funzionamento, sincronizzazione e capacità operative in condizioni reali di missione.

Il sistema
Il sistema di recupero previsto per il Lunga Marcia-10A della Cina rappresenta uno degli aspetti più innovativi del programma. Invece di utilizzare gambe di atterraggio, il primo stadio dovrebbe essere catturato in volo da una piattaforma marittima dotata di cavi o bracci tesi, ai quali il booster si aggancia durante la fase finale di discesa. Questa soluzione riduce la massa strutturale del razzo e migliora l’efficienza complessiva del lancio, pur presentando notevoli sfide ingegneristiche.
Secondo le autorità spaziali cinesi, il volo ha consentito di validare in un’unica missione sia i sistemi di sicurezza per l’equipaggio sia tecnologie chiave legate alla futura riutilizzabilità dei lanciatori. La capsula Mengzhou è stata recuperata circa ottanta minuti dopo il decollo, confermando la piena riuscita del test.
Prossimi passi
Con alle spalle sia una prova di fuga dalla rampa sia un abort in volo, Mengzhou appare ora pronta per una missione dimostrativa senza equipaggio verso la stazione spaziale Tiangong entro l’anno. Nei prossimi anni è previsto anche un volo circumlunare, preludio alle ambizioni cinesi di un allunaggio con equipaggio nella seconda metà del decennio.
