Gli astronomi dell’Università di Leicester hanno capito quale meccanismo si cela dietro alle enormi aurore polari di Saturno. Ecco tutti i dettagli.

Saturno è l’unico dei pianeti del sistema solare in cui le aurore polari sono generate dai venti atmosferici e non solo dalla sua magnetosfera. In tutti gli altri casi, compresa la Terra, le aurore si formano grazie a potenti correnti che interagiscono con la magnetosfera del pianeta. L’effetto che ci permette di vedere le splendide aurore boreali e australi, qui sulla Terra, deriva dall’interazione fra le correnti e le particelle cariche del Sole. Su alcune lune del sistema solare, invece, è il materiale vulcanico eruttato sotto forma di geyser a interagire con tali particelle (è il caso di Giove, ad esempio).

Saturno
Questa immagine composita in falsi colori mostra il bagliore delle aurore al polo sud di Saturno.
Credit: ASA/JPL/ASI/Università dell’Arizona/Università di Leicester

Una pagina da riscrivere

Al contrario di quanto accade in altri pianeti, quindi, su Saturno i venti trasportano ioni carichi elettricamente in due enormi vortici ai poli, trascinandosi dietro il campo magnetico del pianeta. Questo fenomeno, che finora era rimasto un mistero, ha anche impedito agli scienziati di misurare correttamente quanto dura un giorno su questo gigante gassoso. Sì, perché dal momento che le nuvole si muovono grazie al vento, guardare un pianeta gassoso da lontano non ti dirà mai quanto velocemente sta ruotando.

Quando la sonda Cassini della NASA raggiunse Saturno nel 2004, gli scienziati rimasero sorpresi nello scoprire che la frequenza degli impulsi radio emessi dal campo magnetico del pianeta era cambiata, rispetto a quando lo aveva sorvolato la sonda Voyager, nel 1981. Di solito, infatti, il campo magnetico e le sue emissioni radio si comportano come una specie di faro. Questo significa che le onde radio arrivano sotto forma di impulsi regolari. Per Saturno, però, le cose sembrano non valere, poiché il suo periodo di rotazione è cambiato nel tempo.

È però improbabile che Saturno stesse ruotando a velocità diverse durante le due osservazioni delle sonde, o peggio, che l’emisfero settentrionale ruotasse a una velocità diversa rispetto a quello meridionale. Tutte le teorie si sono rivelate sbagliate. La verità è che il vento elettricamente carico stava alimentando le aurore del pianeta, trascinando il suo campo magnetico. I risultati di questo nuovo studio sono stati pubblicati sul numero di febbraio delle Geophysical Research Letters.

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