Secondo il rapporto quadriennale sul Protocollo di Montreal, lo strato di ozono della Terra è sulla buona strada per riprendersi entro il 2040.

In un rapporto pubblicato ogni quattro anni sui progressi del Protocollo di Montreal, gli scienziati hanno confermato l’eliminazione di quasi il 99% delle sostanze che hanno contribuito alla riduzione dello lo strato di ozono. Il protocollo di Montreal era stato firmato nel settembre 1987 ed è uno storico accordo ambientale multilaterale che regola il consumo e la produzione di quasi 100 sostanze chimiche artificiali, o “sostanze che riducono lo strato di ozono” (ODS).

La riduzione graduale complessiva ha portato al notevole recupero dello strato protettivo di ozono nella stratosfera superiore e alla diminuzione dell’esposizione umana ai dannosi raggi ultravioletti (UV) del sole.

Il buco nell’ozono

Vista della Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale. Credits: NASA

Negli ultimi 35 anni, il Protocollo è diventato un vero e proprio paladino dell’ambiente. Le valutazioni e le revisioni intraprese dal gruppo di valutazione scientifica rimangono una componente fondamentale che aiuta a informare i responsabili politici e decisionali.

La scoperta di un buco nello strato di ozono fu annunciata per la prima volta da tre scienziati del British Antarctic Survey nel maggio 1985. Secondo il rapporto, se le politiche attuali rimangono in vigore, si prevede che il livello tornerà ai valori del 1980 entro il 2040. Sull’Antartide, questa ripresa è prevista intorno al 2066 e entro il 2045 sull’Artico. 

Le variazioni delle dimensioni del buco dell’ozono antartico, in particolare tra il 2019 e il 2021, sono state guidate in gran parte dalle condizioni meteorologiche. Tuttavia è dal 2000 che lo strato di ozono antartico sta lentamente migliorando sia in estensione che profondità.

Il Protocollo di Montreal ha inoltre favorito gli sforzi per mitigare il cambiamento climatico, contribuendo a evitare il riscaldamento globale di circa 0,5°C. Nel 2016 un accordo aggiuntivo al Protocollo di Montreal, noto come emendamento di Kigali, ha richiesto una riduzione graduale della produzione e del consumo di alcuni idrofluorocarburi (HFC). 

Gli HFC non riducono direttamente l’ozono, ma sono gas potenti che contribuiscono al riscaldamento globale e all’accelerazione del cambiamento climatico. Il rapporto ha affermato che si stima che l’emendamento eviterà altri 0,3-0,5°C di riscaldamento entro il 2100. 

Il panel ha messo anche in guardia contro l’uso di un potenziale metodo per ridurre il riscaldamento climatico aumentando la riflessione della luce solare. Per la prima volta gli scienziati hanno infatti esaminato i potenziali effetti sull’ozono derivanti dall’aggiunta intenzionale di aerosol nella stratosfera, nota come iniezione di aerosol stratosferico (SAI).Una conseguenza non intenzionale del SAI potrebbe influenzare le temperature stratosferiche, la circolazione e la produzione di ozono, i tassi di distruzione e il trasporto.

L’applicazione del Protocollo di Montreal resta tuttavia una importantissima prova di come, con la collaborazione di tutte le nazioni e dei governi del mondo, la crisi climatica possa essere risolta attraverso politiche e regole comuni.

Riferimenti: UN News

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