Il dibattito della vita su Venere potrebbe trovare risposte in una prossima missione chiamata Venus Life Finder.

La possibilità di presenza di vita su Venere è stato un argomento piuttosto dibattuto negli ultimi tempi. Diverse sono state le controversie, inclusa la potenziale scoperta della fosfina, un biomarcatore nell’atmosfera. Il modo migliore per porre fine ai dubbi sarebbe quello di andare sul pianeta e prelevare campioni, limitando almeno le ipotesi di esistenza della vita negli strati nuvolosi di Venere. E un team internazionale di esperti spera di fare proprio questo.

Annunciata alla fine dell’anno scorso, la missione Venus Life Finder (VLF) si propone di scoprire il potenziale di vita nelle nuvole di Venere. Nel secolo scorso sono state inviate diverse sonde attraverso le nubi venusiane che hanno rilevato strane sostanze chimiche che meritano un’analisi più precisa. Tuttavia, è dagli anni 80 che una sonda non mette piede sul pianeta e gli avanzamenti tecnologici fatti in ambito di esplorazione spaziale e astrobiologia potrebbero essere di grande aiuto.

Rappresentazione artistica dell’invio di palloni areostatici per la missione VLS. Credit: Seagel at al.

Un nuovo sguardo a Venere

È ormai giunto il tempo di dare un’altra occhiata all’atmosfera di Venere da una prospettiva biochimica ed è ciò che il team VLF vuole ottenere. La loro missione, divisa in tre fasi, è stata definita alla fine dell’anno scorso. Il team di VLF ha infatti già stipulato un contratto con Rocketlab per inviare una sonda nell’atmosfera venusiana utilizzando una finestra di lancio del 2023.

La sonda riuscirà a raccogliere dati nell’atmosfera superiore delle nuvole, dove il clima è più “ospitale”, per soli tre minuti. Ma quei tre minuti saranno immensamente preziosi. Il carico scientifico di questa prima missione si concentrerà su un nefelometro autofluorescente (AFN), che può far brillare il materiale organico qualsiasi materiale organico presente nelle nuvole di Venere.

In precedenza le sonde avevano già trovato alcune molecole dalla forma strana che non erano semplicemente fatte di acido solforico liquido. Conosciute come particelle di modalità 3, la loro esistenza è uno dei principali fattori alla base dell’interesse per questa missione.

Un AFN, che si basa su tecnologie commerciali esistenti che sono già utilizzate all’esterno degli aeroplani, potrà fornire informazioni uniche per impostare la missione successiva: un pallone aerostatico.

Venere. Credit: NASA

Palloni areostatici in atmosfera e raccolta campioni

Anche l’idea di una missione con pallone areostatico su Venere non è nuova.
La seconda missione VLF non solo utilizzerebbe un pallone areostatico con agganciata una sonda, ma potrebbe liberare una serie di piccole sonde attraverso lo strato di nubi che potrebbero raccogliere dati sull’ambiente più in basso.

Il carico scientifico di questa missione, molto più consistente, includerebbe uno spettrometro che cercherebbe gas specifici che potrebbero essere tracce biochimiche chiave, nonché un sistema in grado di rilevare la presenza di metalli e un sensore di pH estremamente sensibile.

La maggior parte di queste tecnologie esiste già ma alcune, come il concentratore di liquidi per alimentare lo spettrometro, sono ancora da realizzare.

Gli sviluppi sarebbero poi essenziali nella terza e ultima missione VLF: una sonda verso Venere con il ritorno di campioni. Proprio come la prevista missione di ritorno di campioni da Marte, il modo migliore per capire veramente cosa sta succedendo chimicamente in un’area del sistema solare è riportarne un campione in i laboratori sulla Terra.

La terza missione VLF progetterebbe un altro pallone che includerebbe anche un razzo per riportare un campione dell’atmosfera di Venere sulla Terra così da essere studiato direttamente dai migliori strumenti che abbiamo nei laboratori.

In attesa degli sviluppi tecnologici per realizzare le ultime due missioni, se il team VLF riuscisse a far decollare la sua prima missione l’anno prossimo sarebbe comunque un risultato importante che potrebbe portare a una delle scoperte più straordinarie che la scienza abbia mai fatto.

Riferimenti: Universe Today

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