I modelli climatici studiati su Giove hanno sorprendenti somiglianze con quelli della Terra. Questo lo rende un vero e proprio laboratorio naturale per la comprensione delle atmosfere planetarie.

Quando gli scienziati osservano l’atmosfera superiore di Giove attraverso la luce infrarossa, vedono la regione equatoriale riscaldarsi e raffreddarsi ogni quattro anni. Questo modello climatico è molto simile a quanto accade sulla Terra, ovvero un ciclo di temperatura di due anni accompagnato da un’inversione della corrente a getto equatoriale. Il ciclo climatico terrestre può influenzare il trasporto di ossigeno e ozono e perfino formare uragani. Ora, gli scienziati del Goddard Space Flight Center della NASA hanno sviluppato un nuovo modello climatico di Giove che potrebbe aiutarci a comprendere meglio il clima del nostro pianeta.

Un laboratorio naturale per gli astronomi

È il quinto pianeta del sistema solare e il più grande. Pensate che la sua massa corrisponde a circa due volte e mezzo la somma di quelle di tutti gli altri pianeti messi insieme. Giove ha una composizione molto simile a quella del Sole: è costituito principalmente da idrogeno ed elio, con piccole quantità di altri gas composti, come ammoniaca, metano ed acqua. Si presume che il pianeta possegga un nucleo solido, di natura rocciosa e composto da carbonio e silicati di ferro, attorno al quale ci sarebbe un mantello di idrogeno metallico e una vasta copertura atmosferica che esercita pressioni altissime sul centro del pianeta.

Le bande colorate che osserviamo nell’atmosfera esterna del gigante vanno dal crema al marrone e sono caratterizzate da formazioni cicloniche e anticicloniche. La più famosa è la Grande Macchia Rossa, di cui abbiamo parlato nel dettaglio in un precedente articolo.

Tra l’altro la sua rapida rotazione gli conferisce l’aspetto sferoide schiacciato ai poli. Il suo intenso campo magnetico dà poi origine ad un’estesa magnetosfera. Come tutti gli altri giganti gassosi del nostro sistema solare, infine, Giove emette una quantità di energia superiore a quella che riceve dal Sole. Molti astronomi lo hanno definito per lungo tempo una stella mancata.

Credit immagine di copertina NASA’s Scientific Visualization Studio

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