La Terra sta diventando sempre più calda e invivibile, ma non è vero che non c’è più tempo. Possiamo ancora agire per rallentare gli effetti del cambiamento climatico.

A Glasgow, nei prossimi giorni, si terrà il vertice COP26 delle Nazioni Unite che riguarda il clima. Oltre a fare il punto sui disastri ambientali e climatici avvenuti quest’anno, i governi di tutto il mondo cercheranno di trovare una sintesi delle cose da fare prima che sia troppo tardi. Uno scienziato ha detto che stiamo effettuando il più grande esperimento della storia sul nostro pianeta, e se ci pensate è proprio così. Un aumento della temperatura di 1,5 o 2 gradi può sembrare infinitesimale, ma può portare a conseguenze enormi. È come se ci trovassimo poco prima che l’auto sostituisse il cavallo, i carri.

Il mondo si è già riscaldato di 1,2 gradi Celsius in media, dall’era preindustriale, con gli oceani che assorbono l’equivalente del calore di 5 bombe atomiche di Hiroshima che cadono nell’acqua ogni secondo. Ma quando si prevede che le temperature raggiungeranno il cosiddetto “punto di non ritorno”? Prima di quanto si possa immaginare.

Un incendio in Tasmania, Australia. Credit: Matt Palmer (unsplash)

Le conseguenze del riscaldamento globale

Finora la civiltà umana si è avvalsa dei combustibili fossili per progredire, evolversi. Il problema è che abbiamo spolpato il nostro pianeta fino al midollo e che prima o poi queste fonti non rinnovabili (lo dice la parola stessa) si esauriranno. L’ultima volta che il pianeta è stato più caldo di adesso risale ad almeno 125mila anni fa, mentre la nostra atmosfera contiene più anidride carbonica rispetto a qualsiasi altra volta nella storia del nostro pianeta.

Dal 1970 la temperatura della Terra è aumentata più velocemente che in qualsiasi altra era. Gli oceani si sono scaldati a un ritmo che non si vedeva da almeno 11mila anni. È vero che la temperatura si è alzata di pochi decimi di grado, ma è come se stessimo percorrendo una curva pericolosa che non abbiamo mai affrontato prima.

Nessuno sa come andrà a finire questo grande esperimento che stiamo conducendo sul nostro pianeta, ma si sa che agli esseri umani piace darsi degli obiettivi e così, nell’accordo di Parigi sul clima del 2015, quasi 200 Paesi nel mondo hanno concordato sul voler limitare l’aumento delle emissioni di anidride carbonica (e quindi della temperatura globale). L’obiettivo? Tenerla entro gli 1,5/2 gradi Celsius. Che può sembrare una sciocchezza, ma non lo è. Pensate che la differenza tra 1,5° C e 2° C è la condanna a morte delle Maldive, come già ribadito dal capo di governo maldiviano Mohamed Solih ai leader mondiali a settembre. Non ci sono mezze misure: possiamo salvare il mondo oppure condannare l’umanità a un futuro infernale.

Il disastro climatico è qui: possiamo ancora salvare il nostro Pianeta?

L’atmosfera terrestre sta diventando satura per le emissioni prodotte dall’attività umana. Il calore viene intrappolato e questo porta a periodi di caldo intenso più frequenti. Sono le cosiddette ondate di calore. Non solo, perché quest’anno ci si sono messe anche le inondazioni a seminare il panico in Germania e in Cina. Incendi simili all’inferno hanno messo a ferro e fuoco i territori del Canada e della California, mentre in Groenlandia è caduta per la prima volta pioggia, anziché neve. Questi disastri hanno anche causato moltissime vittime, dall’inizio dell’anno ad oggi.

L’impronta del cambiamento climatico su questi episodi di clima estremo è abbastanza chiara, insomma. Difficilmente, infatti, sarebbero state arrostite vive miliardi di creature marine, a giugno, al largo della costa del Pacifico, se l’attività umana non avesse riscaldato così tanto il pianeta. Per non parlare delle incredibili inondazioni che hanno colpito la Germania e il Belgio quest’estate: secondo gli esperti sono state rese nove volte più probabili a causa della crisi climatica.

Cosa rischia il pianeta con un riscaldamento di 2° C nei prossimi decenni

Paradossalmente il Covid ha dato un po’ di respiro al pianeta, nel 2020. Ma dopo qualche mese di basse emissioni, siamo tornati a ruggire in questo 2021. Questo ha rimesso in discussione l’eventualità di non far alzare le temperature di un grado e mezzo nel prossimo decennio. Ad un ritmo del genere, circa il 14% della popolazione mondiale sarà colpito da forti ondate di calore una volta ogni cinque anni, con la percentuale che sale a più di un terzo della popolazione mondiale se le temperature dovessero aumentare di 2° C.

Oltre 1,5° C, il caldo diventerà quasi insopportabile per gli esseri umani, con l’umidità che impedirà l’evaporazione del sudore renderà difficile il raffreddamento del corpo umano. Gli scienziati hanno anche scoperto che le ondate di calore estremo potrebbero rendere parti del Medio Oriente troppo calde per essere sopportate dall’uomo, con gravi rischi per chi vive in Cina e in India.

Se fino a poco tempo fa un’ondata di calore si verificava una volta ogni dieci anni, si verificherà una volta ogni due. E quello che forse i nostri bisnonni hanno vissuto una volta nella loro vita, diventerà un evento regolare. Con un riscaldamento di 2° C, anche il 99% delle barriere coralline inizierà a scomparire. Quasi un vertebrato su 10 e una pianta su 5 perderanno metà del loro habitat.

Le conseguenze del riscaldamento globale. Credit: Patrick Hendry (unsplash)

Il problema delle inondazioni

Un clima più caldo farà sì che anche l’atmosfera trattenga più acqua, rilasciandola sotto forma di precipitazioni estreme, cioè alluvioni e inondazioni. Circa 216 milioni di persone saranno costrette a lasciare le proprie abitazioni entro il 2050 e per danni stimati fino a 23 trilioni di dollari nei prossimi trent’anni. Alcuni degli impatti più dolorosi del cambiamento climatico ruotano intorno all’acqua, sia per la sua mancanza (siccità) che per l’abbondanza (inondazioni). Pensate che nel Regno Unito si sono registrate tempeste dell’equivalente di un mese di pioggia in sole 48 ore, mentre in Sudan le inondazioni hanno spazzato via più di 110mila case lo scorso anno, lasciando moltissime persone senza più un tetto sotto il quale vivere.

Con un riscaldamento globale di 3° C, l’innalzamento del livello dei mari causato dallo scioglimento dei ghiacciai potrebbe far scomparire città come Miami, Shanghai, Napoli e Catania, che rischiano di essere sommerse nei prossimi decenni.

Non c’è più tempo, o forse sì. Credit: Kelly Sikkema (unsplash)

E degli incendi sul nostro pianeta

Un’atmosfera più calda cerca anche di assorbire più acqua dalla terra, seccando alberi e piante e amplificando la gravità degli incendi boschivi. Secondo gli scienziati luoghi come la California potrebbero ritrovarsi alle prese con caldo, siccità e fuoco 365 giorni l’anno con un aumento di 3° C di temperatura. Un’altra incognita inquietante per gli scienziati sono gli impatti “a catena” di questi fenomeni. Gli incendi record in California dell’anno scorso, ad esempio, hanno fatto perdere una notevole quantità di lezioni scolastiche a circa un milione di bambini. E cosa succederebbe se lo scioglimento del permafrost o le inondazioni tagliassero gli approvvigionamenti per le grandi città? O le tempeste mettessero fuori uso le principali fabbriche di chip per computer del mondo? Cosa accadrebbe se metà del mondo fosse più esposto alle malattie portate dalle zanzare?

Il fatto è che non abbiamo mai visto un cambiamento climatico così veloce, quindi non possiamo prevederne gli effetti a lungo termine.

Il rischio sui raccolti (e quindi sul cibo) e il bilancio delle emissioni di anidride carbonica

Uno degli impatti più disastrosi che avrà il cambiamento climatico sulla nostra vita è legato al cibo. Ad agosto l’Onu ha detto che il Madagascar era sull’orlo della prima “carestia da cambiamento climatico” al mondo, con decine di migliaia di persone a rischio denutrizione. A livello globale, gli eventi di siccità estrema delle colture che prima si verificavano una volta ogni decennio raddoppieranno la loro frequenza con un aumento della temperatura di 2° C. In pratica, se continueremo a riscaldare il pianeta un terzo di tutta la produzione alimentare mondiale sarà a rischio entro la fine del secolo poiché i raccolti inizieranno ad appassire a causa del caldo.

E poi c’è il problema dell’inquinamento atmosferico. La sola combustione di combustibili fossili uccide quasi 9 milioni di persone ogni anno in tutto il mondo. Pensate che il presidente americano Johnson era stato avvertito della crisi climatica quando Joe Biden era ancora al college. Eppure non è mai stato fatto niente per ridurre le emissioni di CO2.

Entro la fine di quest’anno il mondo avrà bruciato l’86% di tutto il carbonio presente sulla Terra e solo un miracolo ci consentirebbe di rimanere sotto un aumento di 1,5 °C. La COP di Glasgow avrà in qualche modo l’obiettivo di colmare questo enorme divario, anche perché gli scienziati non augurano a nessuno di vivere in quel mondo che finora abbiamo solo e soltanto immaginato. Forse è vero che abbiamo passato il punto di non ritorno, ma non è troppo tardi per cambiare le cose.

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