Ci sono buone probabilità che i tardigradi, creature in grado di sopravvivere al vuoto dello spazio, possano essere utilizzati per lunghi viaggi interstellari. Ecco come.

Tra pochi anni gli astronauti torneranno sulla Luna per la prima volta dall’era Apollo. Oltre al programma Artemis, ci sono anche una serie di missioni pianificate dall’ESA, dalla JAXA (l’agenzia spaziale giapponese), dalla Cina e dalla Russia che riguardano la Luna. Entro il 2030, poi, la NASA e la Cina puntano a inviare esseri umani su Marte, con l’obiettivo di creare una base permanente sul pianeta rosso. Ma per quel che riguarda i viaggi interstellari?

Quando si parla di missioni interstellari, non è previsto equipaggio a bordo. L’invio di astronauti non è ancora fattibile, per viaggi così lunghi. Secondo una nuova ricerca, però, in un prossimo futuro potrebbero esserci le condizioni per inviare i tardigradi (chiamati anche “orsi d’acqua”) su pianeti e stelle che si trovano al di fuori del nostro sistema solare. Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Un tardigrado fotografato al microscopio. Credit: Katexic (CC2.0)

Il primo viaggiatore interstellare non sarà un essere umano

Lo studio, intitolato “The first interstellar astronauts will not be human”, è stato condotto dai ricercatori dell’UC Santa Barbara, dell’Università dell’Ucla, di quella della Florida e della Ruhr-University di Bochum. Sarà pubblicato sul numero di gennaio della rivista Acta Astronautica. In pratica spiega perché potremmo sfruttare i tardigradi per esplorare e capire meglio ciò che c’è al di là dei confini del nostro sistema solare.

La NASA starebbe lavorando ad un programma (lo Starlight) per capire come poter utilizzare l’energia per spingere piccoli veicoli spaziali a grandi velocità nello spazio. Negli ultimi anni sono state diverse le proposte per sfruttare vele leggere a propulsione diretta per le missioni interstellari. Uno su tutti il progetto Breakthrough Starshot, che prevede di spedire nanosonde su Alpha Centauri in meno di 20 anni.

D’altronde queste piccole perle tecnologiche non richiederebbero propellente per muoversi nello spazio e questo le renderebbe particolarmente leggere e facili da accelerare fino a velocità relativistiche per raggiungere esopianeti nel più breve tempo possibile. Attualmente la maggior parte della tecnologia spaziale si basa su propellenti a propulsione chimica o ionica. Questo, però, limita in un certo senso la velocità massima di un veicolo spaziale. Potrebbero volerci decenni o più, prima che un veicolo possa raggiungere stelle lontane. Al contrario, lo slancio di queste piccole sonde ce lo fornirebbero i laser.

Perché scegliere proprio i tardigradi per l’esplorazione interstellare

Il team di ricerca ha preso in considerazione gli “orsi d’acqua” per le loro caratteristiche. Si tratta di creature minuscole (misurano circa 0,5 millimetri) estremamente resistenti. Hanno otto zampe, con artigli e ventose. Si trovano generalmente su muschi e licheni, dove si nutrono di cellule vegetali, alghe e piccoli invertebrati. Ma può anche capitare di trovarli nella biosfera del pianeta, sulle cime delle montagne e nelle calotte glaciali e nelle foreste pluviali.

Ciò che li rende particolarmente interessanti per la ricerca spaziale è la loro resistenza alle temperature estreme, alle pressioni proibitive, alle radiazioni, alla disidratazione, alla fame e perfino al vuoto dello spazio. Ad oggi sono stati condotti diversi test sui tardigradi. Sono stati, ad esempio, trasportati nello spazio ed esposti a caldo e freddo estremi, alle radiazioni solari e all’assenza di gravità. In tutti i casi i tardigradi sono sopravvissuti e addirittura riusciti a riprodursi.

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